Appunti di viaggio in Kenya -Pt. 2

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Un viaggio in quattro tappe alla scoperta dell’Africa – e del Kenya in particolare – insieme a una volontaria dell’associazione Amici del Kenya. Un’associazione ticinese che opera sul territorio africano dal 2007, le cui attività di volontariato si concentrano sulla costa meridionale del Kenya con molteplici progetti che ruotano attorno all’educazione, il micro-credito (per aiutare le ragazze madri) e la costruzione di pozzi.

Seconda parte

Salve, eccomi di nuovo qua. Oggi il caldo era opprimente e il tasso di umidità alle stelle. Inoltre, ieri pomeriggio è venuto giù un acquazzone che ha “tirato su” l’inferno dal terreno e quindi noi poveri europei ne risentiamo particolarmente. Stasera sto “a cuccia” per essere in forma domani.

Comunque, stamattina siamo andati a inaugurare l’ennesimo pozzo offerto da Amici del Kenya. Ed è in momenti come questi che ti rendi conto dell’importanza vitale di un gesto banale come aprire il rubinetto quando hai sete. Noi lasciamo correre l’acqua a litri anche quando non è necessario e qui, questa gente, non ha accesso a questo prezioso elemento vitale finché non trovano qualcuno che decide di costruire un pozzo, e ogni volta è una festa. Dopo l’inaugurazione siamo andati tutti a pranzo da un amico, Karisa, che vive nella savana e vi posso solo dire che arrivarci è stata un’impresa alla Indiana Jones. Accoglienza strepitosa anche qui, cibo ottimo, simpatia, riconoscenza, canti e balli. Una festa che ti allargava il cuore. Tutt’intorno il frinire delle cicale, il cielo azzurro africano, i colori dei vestiti, la bellezza dei sorrisi, manine che si insinuavano nelle tue, timidezza che si trasforma presto in abbracci.

Una scena esilarante: avevamo con noi anche vestiti da uomo e quando hanno visto le camicie c’è stato uno scoppio di risa generale della serie: ma va ‘sti scemi di bianchi come si vestono! Poi però ognuno di loro se n’è andato felice col proprio trofeo.

***

Ragazzi, ho passato una settimana con i bambini, con le donne gli anziani, a respirare e toccare con mano il degrado di un’umanità colpita da un destino più che avverso, dall’indifferenza di quella parte di mondo che ha l’unico merito di essere nata dalla parte “giusta”, un’umanità abbandonata, depredata di tutto, eppure così per niente portatrice di rancore. Anzi. Quegli occhi che ti guardano dritto puntando al cuore e che ti svuotano l’anima, quei sorrisi che ti fanno sentire cosi inadeguata e impotente, soprattutto quando te ne vai e loro ti rincorrono per chilometri andando più veloci della Jeep.

Una settimana cosi ti sfinisce ma ti arricchisce anche. Te li sogni di notte quei bambini. Senti nella tua mano la loro manina che si insinua e non ti molla più e piangi, ma ti senti in colpa pure per quelle tue lacrime. Perché poi tu torni a casa al tuo tran tran, alle lamentele, ai musi lunghi, alle scortesie inutile e loro rimangono lì a sorridere alla miseria più nera e a correre incontro al prossimo tuk tuk perché sanno che arrivano i biscotti.

Ecco, dopo una settimana cosi hai bisogno di vedere l’altro lato di questa natura, non più quella matrigna crudele ma quella grandiosa, spettacolare e unica. E allora vivi una giornata come quella di oggi, dove non ce la fai a reggere tanta bellezza. È davvero troppa. Qui nessuno fa del male per il gusto di farlo, nessuno è crudele per sete di potere, di fama o di denaro. La natura regge i ritmi e anche quello che sembra forte è solo necessario. Un branco di leoni e leonesse con i cuccioli da piccolissimi a medi, che si sdraia e gioca a un metro da te guardandoti con indifferenza solo perché ha già mangiato è un’esperienza indimenticabile. Sai che se avessero fame saresti il loro pranzo perché con due balzi ti raggiungerebbero, invece sei lì con loro, tutti parte dello stesso microcosmo, tutti necessari al suo perfetto funzionamento.

I colori, i profumi, i suoni, i silenzi, la pace. Siamo rimasti un’ora in silenzio a guardare animali feroci tranquillamente intenti a fare la loro vita con la consapevolezza che gli animali feroci siamo noi. Io stasera non so se riuscirò a dormire. A volte è insostenibile pure la troppa bellezza.

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