ATS, 40 anni di anonimato in Ticino

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L’ATS si è ufficialmente insediata a Lugano-Besso, con una sua propria redazione bilingue, ossia francofona e germanofona, nell’ormai lontano 1980. Prima di allora la giornalista ticinese Iva Cantoreggi (1913-2005) ne era stata la collaboratrice freelance dal 1954 al 1979 anno in cui andò in pensione. Malgrado i decenni trascorsi sul territorio sono ancora ben pochi i ticinesi che conoscono il significato dell’acronimo ATS.

Via Besso 19

Quando Iva Cantoreggi se ne andò in pensione, la direzione dell’Agenzia Telegrafica Svizzera – fondata nel 1894 a Berna dagli editori dei principali quotidiani elvetici – decise che il momento era giunto per aprire la propria “redazione regionale” a Lugano. Lo fece nel 1980 in Via Besso 19, previo accordo con i direttori dei giornali ticinesi che posero come condizione che i giornalisti dell’ATS a Lugano non fornissero i loro dispacci in lingua italiana. Si trattava infatti di non fare concorrenza ai giornalisti locali.

Fu così che quasi 40 anni fa iniziò in quel di Lugano-Besso l’avventura ticinese dell’agenzia nazionale di stampa elvetica che, dal 1 gennaio 2018 dopo la fusione con l’agenzia fotografica Keystone è controllata dall’austriaca APA e si chiama ufficialmente Keystone-ATS. Un’avventura, va detto ad onor del vero, segnata da un eterno anonimato.

Dopo Iva Cantoreggi che trasmetteva le sue notizie a Berna in italiano dove venivano quindi tradotte in francese e tedesco, si insediarono nella redazione di Via Besso 19 tre giornalisti a tempo pieno, un corrispondente per la redazione francofona, uno per la redazione germanofona e uno per la redazione economica. Erano i tempi d’oro dell’ATS.

Anonimato e frustrazione

La sottoscritta giunse a Lugano nel 1985 in sostituzione del collega Ugo Cancelli assunto alla radio, qualche centinaio di metri più su, sempre in Via Besso comunque. A dirla tutta il passaggio dalla redazione di un settimanale dove firmavo i miei articoli e avevo addirittura la mia rubrica settimanale con tanto di foto ad un’agenzia dove scrivevo anche quattro a cinque dispacci al giorno, ma non apponevo mai il mio nome in calce, non fu così piacevole. Piombare nell’anonimato non mi piacque neanche un po’, lo ammetto ora a distanza di tanti anni. Quando poi mi si chiedeva che lavoro facevo e rispondevo “la giornalista” e di rimando mi si domandava “ah sì, per che giornale? ”e io dicevo “per l’ATS” … e mi si rispondeva “Ah la TSI” (come si chiamava allora la RSI) … sentivo lo scoraggiamento invadermi alla sola idea di dovere spiegare che cos’era e cosa facesse l’ATS … non solo in Ticino, ma in Svizzera in generale. Una sensazione non soltanto di anonimato, ma a dir poco di frustrazione.

Comunque sia i primi anni ufficiali dell’ATS in Ticino furono brillanti anche se già a partire dal 1987, Berna decise di richiamare in sede il suo giornalista economico anche se in quegli anni Lugano era davvero una potenza finanziaria e bancaria in Svizzera. La copertura richiesta a noi corrispondenti era davvero totale: spaziava dalla cronaca giudiziaria – memorabili le giornate trascorse a seguire i processi storici come quelli della Pizza Connection o della Lebanon Connection ad esempio – a quella parlamentare passando dagli eventi culturali – si seguiva il Festival del cinema di Locarno dal primo all’ultimo giorno con momenti indimenticabili per la sottoscritta come l’intervista esclusiva a Massimo Troisi o l’occasione di fare da interprete a Ettore Scola – e politici con incontri con i grandi del mondo, Pertini, Mitterrand o Gorbaciov per citarne solo alcuni.

Svolta definitiva nel 2011

Poi vi erano anche le mondanità e i momenti di svago. Ad esempio gli inviti annuali dei Baroni Thyssen per la riapertura della pinacoteca di Villa Favorita o i viaggi stampa per l’inaugurazione delle nuove rotte di Crossair dalla partenza da Agno verso Firenze o Nizza. Sempre da Agno, una o due volte all’anno l’ATS ci pagava il biglietto alla volta dell’aeroporto di Belp (all’epoca con la tessera stampa si aveva diritto ad una riduzione del 50%) per assistere alle assemblee di redazione. Insomma nulla allora lasciava presagire ciò che poi sarebbe avvenuto alcuni anni dopo.

Le cose peggiorarono poco a poco, ma la svolta definitiva avvenne nel 2011 quando in seguito alle prime grosse difficoltà congiunturali l’ATS decise di chiudere alcune redazioni regionali tra cui la redazione francofona di Lugano e dare così il benservito alla sottoscritta. Rimase quindi ad assicurare la corrispondenza dal Ticino unicamente un giornalista germanofono all’ 80%. Di rimando la sede storica di Lugano-Besso fu chiusa e la redazione fu trasferita a Bellinzona dove in quest’ultima decade si susseguirono ben quattro redattori per una copertura e una visibilità sempre più ridotte. Ad inizio del 2020, nel quarantesimo anno della sua presenza in Ticino, l’attuale corrispondente dell’ATS metterà la chiave sotto lo zerbino dell’ufficio bellinzonese per diventare la coinquilina della redazione di un quotidiano locale. Triste declino, ma risparmio oblige …

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