Buon viaggio, Piero

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“All’inferno io ci sono stato, si chiamava Auschwitz-Birkenau.”

Se n’è andato poche ore fa, a 91 anni, Piero Terracina, uno degli ultimi testimoni viventi del più grande orrore che l’Umanità abbia mai concepito. Sull’avambraccio destro portava ancora tatuata una sigla, “A-5506”, che per mesi è stato il suo nome. Piero fu l’unico membro della sua famiglia a tornare vivo da quell’inferno.

E, fino all’ultimo istante della sua vita, non ha mai smesso di raccontare l’orrore, attraverso incontri, conferenze, testimonianze, memorie, accompagnando più volte in prima persona gli studenti nei campi di sterminio. E a tutti non si stancava mai di ripetere: “Gli esecutori dell’immane delitto erano uomini. Come ognuno di noi.”

Qualche anno fa lo hanno invitato a parlare a Parma. E a una folla in silenzio ha detto: “La Memoria è quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro: ecco perché è necessario fare memoria del passato, perché quel passato non debba mai più ritornare”.

Il suo testamento.

Se ne va un enorme pezzo di memoria di questo Paese e del secolo scorso. Ma se ne va, soprattutto, un uomo grande e una persona perbene.
Buon viaggio, Piero.

Lorenzo Tosa

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