Correre scalzi, perché no?

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C’è chi lo fa per necessità, chi per scelta. Ma correre a piedi nudi avrebbe in realtà poche controindicazioni e numerosi vantaggi.

Rhea Bullos, una piccola filippina di undici anni, è diventata famosa perché è talmente povera da non potersi permettere delle scarpe da ginnastica decenti. Rhea ha corso con dei cerotti avvolti intorno ai piedi con disegnato il logo della Nike col pennarello.


Una pubblicità inattesa per il brand sportivo, visto che le foto dei piedini della piccola filippina hanno fatto il giro del mondo. Reha in realtà le scarpe le ha, ma non sono da corsa, sono normali scarpe da ginnastica, e allora ha deciso di correre coi cerotti ai piedi.

Forse anche l’abitudine ha dato il suo apporto.

Il leone scalzo

E come dimenticare la leggenda etiope, Abebe Bikila, che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 correndo la maratona scalzo? Guardia del corpo dell’allora imperatore Hailé Selassié, correva senza scarpe per una precisa scelta atletica, ma divenne il simbolo dell’Africa che riusciva senza mezzi a rompere le pastoie che l’Occidente gli aveva messo.


Ai giorni nostri, c’è chi continua con questa abitudine, come il runner toscano Daniele di Pasquale, che da anni corre scalzo. Dietro a di Pasquale non ci sono ideologie sulla liberazione del’Africa, ma teorie scientifiche. Di Pasquale, laureato in scienze motorie e che lavora come tecnico posturale, spiega che correre scalzi riduce i traumi alle articolazioni dei piedi e di conseguenza anche gli infortuni. Nel 2017, Di Pasquale ha realizzato il record ufficioso della mezza maratona senza scarpe.

Torniamo a gareggiare nudi

Ritornare alle radici, recuperare il nostro corpo, togliere orpelli tecnici che hanno ridotto lo sport a una questione scientifica legata ai materiali più che una vera sfida. Tornare all’olimpica abitudine di gareggiare nudi sarebbe veramente figo, tutti unti d’olio d’oliva, tutti uguali, niente scarpe su misura o tutine aerodinamiche. Solo l’uomo e il suo corpo, in una sfida che va avanti da millenni.

Ok, forse mi sono lasciato un po’ andare, comunque l’idea è interessante, di Pasquale, in un’ intervista a MBNews dice:


“Se ci si abitua, correre scalzi dona uno stato di benessere. Le scarpe per il running inizialmente furono lanciate sul mercato negli anni ’70 soprattutto per chi non aveva mai corso e voleva arrivare a muoversi almeno per 50 minuti. Ma alla lunga sono deleterie. Se da un lato tolgono lavoro ai piedi, dall’altro non permettono alle nostre estremità di articolarsi. In pratica è come se fossero ingessate. Questo, nel medio-lungo termine, ha conseguenze negative.”

Via le scarpe, fatelo voi perché io non corro dai tempi delle elementari, troppo faticoso, sappiate però che dall’alto della mia pigrizia, vi ammiro veramente a voi corridoi, quelle persone che drogate di adrenalina non riescono a stare ferme e zampettano ovunque respirando gas di scarico. Rispetto e invidia, perché correrete sulla mia tomba, quando il colesterolo avrà finito il suo sporco lavoro con me.

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