Dalai Lama: reincarnazione addio

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Lo scorso 25 ottobre, in India, il Dalai Lama ha dichiarato che l’epoca delle reincarnazioni, per quanto lo riguarda, è finita e che l’ultimo dei reincarnati a fregiarsi del titolo di Dalai Lama sarà lui. Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama, lo ha affermato di fronte a un gruppo di studenti increduli. Ma già tre anni fa aveva affrontato la spinosa questione in un’intervista rilasciata al New York Times nella quale, la maggiore istanza politico-religiosa del Tibet, aveva detto chiaro e tondo come la pensava.

“Tutte le istituzioni religiose, tra cui il Dalai Lama, si sono sviluppate in circostanze feudali, corrotte da sistemi gerarchici, e hanno cominciato a discriminare tra uomini e donne. Sono giunti a compromessi culturali con leggi simili alla Sharia e al sistema delle caste. Pertanto, con me, l’istituzione del Dalai Lama, con orgoglio e volontariamente, si è conclusa”.

Questo aveva detto in quell’intervista Tenzin, non tanto a proposito della rinascita dell’anima, o dello spirito di un individuo, in un altro corpo, ma piuttosto sui capi spirituali e politici non sempre all’altezza del loro ruolo. Tra le anime che trasmigrano e si reincarnano ci sono infatti anche quelle degli eletti, illuminati che, come lui, fanno un voto e decidono di tornare nel mondo per salvare gli altri esseri viventi. Eppure, a quanto pare, soprattutto in Tibet, non tutti rispettano questo voto.

Per alcuni di loro, l’attuale Dalai Lama, ha addirittura usato la parola vergogna. Come detto, non è il mito della reincarnazione a essere messo in discussione, quanto l’applicazione che se n’è fatta in Tibet, dove i Lama reincarnati sono diventati anche dei capi politici. Lama che, per interessi personali e sete di potere, spesso alimentano conflitti o sono al centro di beghe di carattere religioso. Ecco perché, riprendendo l’auspicio espresso dall’attuale Dalai Lama, è giunto il momento di adeguare questa tradizione ai nostri tempi, riflettendo sulle derive a cui ha condotto, rendendo fragile e vulnerabile il Buddismo tibetano.

Il Tibet infatti è, a tutti gli effetti, una teocrazia. Ma quanto la direzione indicata dal Dalai Lama, sarà davvero percorribile? La questione tibetana è una questione sospesa, ormai da anni, soprattutto pensando al contenzioso tuttora aperto con la Cina. E come noi occidentali ben sappiamo, la separazione fra Stato e Chiesa, seppur auspicabile e necessaria, raramente avviene senza strappi e in maniera indolore. Anche quando i precetti che stanno alla base della filosofia abbracciata parlano di non violenza, perdono e altre belle parole che poi però finiscono con l’infrangersi contro quella che è la dura realtà della natura umana, talvolta gretta e meschina.

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