Deepfake, come perdere la faccia

Pubblicità

Di

Wired.it non ha dubbi: il motore dell’innovazione nel mondo digitale è da sempre il porno. Se pensiamo anche soltanto alla diffusione del sistema vhs o – più recentemente – di internet, ad aver fatto fin da subito la differenza e ad aver decretato il successo commerciale e la diffusione di numerose delle novità che si sono affacciate nel corso degli anni sul mercato, è stata proprio l’industria del sesso e la diffusione dei contenuti a luci rosse.

La stessa identica cosa vale oggi per il “deepfake”. Questo fenomeno assolutamente inedito sta infiammando il dibattito pubblico per le implicazioni che questa nuova tecnologia digitale porta con sé. In pratica, grazie a un software accessibile a tutti, è possibile modificare un filmato sostituendo la faccia del protagonista originale con quella di chi vogliamo noi. Si tratta cioè di una sorta di fotomontaggio, ma assai più complesso, dato che non stiamo parlando di un’immagine soltanto ma di migliaia di esse in movimento.

Una manipolazione che permette di far dire a chiunque tutto quello che si vuole, riproducendone la voce e sincronizzando il labiale. Video fake, tanto farlocchi quanto possono esserlo certe notizie che circolano in Rete. Già. Nel deepfake si gioca tutto sul piano dell’immagine, arrivando al punto in cui un filmato fake risulta praticamente indistinguibile da uno autentico. E quindi ecco spuntare sul web, come funghi, video pornografici con Angelina Jolie, Natalie Portman, Emma Stone o Gal Gadot. O, meglio, con le loro facce appiccicate su quelle di qualche attrice porno.

Ma la stessa sorte è toccata anche a Ivanka, figlia del presidente Trump, e Michelle Obama. Ed è proprio l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ad essere diventato il protagonista di uno dei deepfake più visti. Un video in cui, con la sua voce e il labiale perfettamente sincronizzato, dice: “Potrei dire cose come: Killmonger aveva ragione. Oppure che il presidente Trump è un totale stronzo”.

Un esempio emblematico di come anche le immagini, alle quale avevamo sempre concesso un ampio margine di credibilità, diventano fasulle. Ecco perché dal gennaio del prossimo anno, in Cina, pubblicare contenuti creati con l’utilizzo di programmi e software che permettono il deepfake, senza specificarlo adeguatamente, sarà considerato reato. Un reato penale. Negli Stati Uniti, e in California in particolare, la questione deepfake ha radici ancor più lontane.

Per contrastare la disinformazione online, già in occasione delle elezioni presidenziali del 2016, la California aveva deciso di considerare illegali tutti i contenuti diffusi attraverso immagini, video o audio di carattere politico apparentemente realistici ma, in realtà, falsi, perché prodotti attraverso la manipolazione che oggi la tecnologia digitale ci permette. Deepfake creati alla faccia di quelle povere vittime che finiscono per ritrovarsi a fare o dire cose che mai si sarebbero sognate prima.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!