Fuoco cammina con me

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La storia dell’uomo è stata marchiata col fuoco. Al di là del valore o del significato simbolico che di per sé il fuoco possiede, lui ci accompagna fin dagli albori della civiltà umana. Cosa sarebbe la nostra vita di tutti giorni se non avessimo imparato ad addomesticare e a servirci del fuoco? Capire come servirci di lui per produrre luce, fiamma e calore è stata una delle prime grandi conquiste tecnologiche raggiunte dall’uomo e molto probabilmente anche quella più utile nella lotta per la sopravvivenza dei primi ominidi.

A distanza di millenni resta un nostro prezioso alleato non solo pensando alla vita, ma anche al rito di commiato che accompagna i nostri cari, e i defunti più in generale, nel momento dell’estremo saluto. E, tra i primati che la Svizzera può vantare a livello europeo, c’è anche quello che riguarda la cremazione dei defunti. Un’usanza, un rito antico che in Svizzera è radicato ben più della sepoltura. In Asia, e soprattutto in India, è così ormai da millenni. In molte culture dell’antichità si credeva che il fuoco fosse un agente di purificazione e che la cremazione illuminasse il passaggio dei morti verso un altro mondo e ne impedisse il ritorno tra i vivi.

Oggi, la ragione per cui in Svizzera, e in Ticino in particolare, si decide sempre più spesso di farsi cremare è soprattutto pratica. Di più. È una scelta di natura prettamente economica quella che spinge otto persone su dieci a volersi far cremare. Una cremazione può costare solo – si fa per dire – 3’500 franchi. Dunque dalle due alle tre volte meno di una tumulazione. Ma se in Ticino l’80% della popolazione sceglie di “tornare ad essere cenere”, e la Confederazione può vantare il primato a livello europeo (con l’88%), restano Giappone, India e Thailandia i paesi in vetta alla classifica mondiale.

Paesi dove la quasi totalità dei defunti viene accompagnata dal fuoco. Nell’aldilà, o dove meglio credete o volete che si vada a finire tutti una volta morti. Con circa 1500 poli crematori e la quasi totalità dei defunti che vengono inceneriti, il Giappone resta la nazione con la percentuale di cremazioni più elevata. Tra quelle a noi vicine, in Italia invece la cremazione non supera il 20%. Eppure, non poche sono le salme d’oltreconfine che regolarmente arrivano in uno dei nostri crematori. Un’attività che permette a chi opera nel settore di contare su di una clientela allargata compresa, tra Como e Porlezza, in un raggio di 25 chilometri dal confine.

I forni che operano sul nostro territorio raggiungono temperature comprese tra gli 800 e i 1’200 gradi. Hanno una capacità di 1.000 cremazioni senza interruzioni e le ceneri, volendo sono consegnate ai parenti del defunto in un giorno. Tra le mode del momento ce n’è poi anche una curiosa che riguarda un’azienda specializzata nella trasformazione del carbonio proveniente dal corpo incenerito in esclusivi gioielli, in diamanti sintetici che possono essere indossati. Così da poter portare letteralmente con sé, anzi, su di sé, il ricordo dei propri cari passati a miglior vita.

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