Geppi al LAC con le mestruazioni

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Questa non è una recensione e non vuole esserlo. Un paio di sere fa al Lac c’era lo spettacolo di Geppi Cucciari. Forse una delle comiche più brillanti e letali del panorama italiano. Quattro settimane raccontate sul tempo del ciclo lunare delle mestruazioni.

Sono andato a vederla, una serata rilassata, come quelle che si trascinano prima di Natale, un po’ pigre e al contempo frizzantine. L’aria di Lugano, luminosa, gioiosa e viva, per una volta scopava via i fantasmi e la recessione di una città che per certi versi a volte sembra decadente.

E il LAC, checché se ne dica, di notte, con le luci, sembra un pezzettino di Broadway.

Geppi come una sciarpa di seta

E sul palco lei, Geppi (Giuseppina) Cucciari, sarda, ubertosa, prorompente e leale col suo pubblico come un moschettiere del re.

Lasciamo da parte i soliti aggettivi. Geppi è come una sciarpa di seta, elegante e delicata, preziosa, al contempo è come la pasta con le sarde, dal sapore deciso, marino ed impetuoso.

Geppi ha un grande vantaggio che fa la differenza in un comico e che lo rende, al saldo di parolacce e battute, elegante: la cultura. Geppi è colta e si percepisce. Ti fa innamorare del suo eloquio, dispensa parole che possono essere pallottole o che evocano dolci ricordi nella mente.

Abbiamo d’altronde imparato ad amarla nella trasmissione rivolta ai giovani “Per un pugno di libri” dove ha affrontato la sfida, insieme al professor Piero Dorfles, di rendere varietà un quiz per liceali basato sulla lettura. Roba da suicidio.

Eppure Geppi è lì, frizzante, scanzonata, prende per il sedere tutti e chiunque con una sicurezza e una ovvietà che non possono che farla amare.

Geppi non crea il sorriso, è il sorriso. Perché una smorfia divertita stampata sulla faccia, quando c’è lei nei dintorni, non se ne va mai.

Un gatto che rotola

“Perfetta” il titolo del suo monologo, basato su uno degli stereotipi più frequenti legato alle donne: il ciclo. Io sono un maschio e forse certe finezze me le sono perse, ma le donne intorno a me si sono sganasciate per un’ora e passa, riconoscendosi nelle macchiette che Geppi portava alla ribalta nella sua devastante catena di montaggio comica.

L’eleganza verbosa della Cucciari, si rotola come un gatto sul tappeto, e il pubblico guarda affascinato e divertito quel gatto che gioca con se stesso e con lui.

Ecco, Geppi è un gatto, uno di quelli di casa, mica un persiano o uno sphinx. Uno di quei dignitosi gatti di casa, quelli che hanno sempre quell’aria enigmatica e che riescono ad avere, nell’arco di pochi minuti, l’atteggiamento di un imperatore e subito dopo di un cucciolo giocherellone.

Quei gatti che come diceva qualcuno, ti guardano come se avessero capito tutto di Nietzsche e ti compatissero con sincero ed amorevole affetto (quell’affetto che centellinano come prezioso armagnac).

Un unico piccolo cruccio. Sono convinto che Cucciari dà il meglio di se stessa nell’interazione con i suoi simili, nel battibecco, nella battuta fulminante come una stoccata di fioretto. Un monologo, seppur pregevole, riesce forse un po’ limitante per lei e la sua capacità di danzare con gli interlocutori. Comunque bravissima Geppi e grazie per la piacevolissima serata.

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