Googlando Babbo Natale

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Che si tratti di un dolorino sospetto, o per la marinatura del gigot d’agnello, l’abitudine è ormai quella. Sempre la stessa. Se un tempo consultavamo uno dei volumi dell’enciclopedia di casa oppure un libro di ricette dell’Angelo Conti Rossini, oggi invece tutto passa da Google e dal suo motore di ricerca. Googlando ogni nostro dubbio o curiosità. Google è ormai l’oracolo. La sfera di cristallo pronta a chiarirci e schiarirci le idee. Lì, a portata di click, capace d’illuminare quel sottobosco brulicante di falsi miti e leggende urbane. Pronta a demolire a colpi d’accetta la fantasia e perfino a bruciare i sogni di Natale dei bambini.

Proprio così. Nel Regno Unito, più di un milione di bambini, sono venuti a sapere che Babbo Natale non esisteva semplicemente usando il motore di ricerca più famoso e usato al mondo. Non certo perché avevano scoperto che dietro a quel vestito rosso e quella barba finta si nascondeva uno zio o chissà quale altro parente. A frantumare la magia, quella di un vecchio obeso e bonario, pronto a esaudire ogni nostro desiderio natalizio, ci pensa l’algoritmo di Google che evidentemente non è in grado di stabilire se dall’altra parte della tastiera c’è un bimbo che sarebbe bello potesse, ancora per un po’, rimanere tale o un adulto in stato confusionale.

Perché, oggi, quando si arriva a quel punto della vita in cui ci si chiede se Babbo Natale esiste o meno, i bambini non lo chiedono più ai genitori. O almeno questo è ciò che è emerso da una ricerca condotta da un’agenzia di marketing britannica. I risultati indicano come ogni anno vengono eseguite in media 180.000 ricerche con domande del tipo: “Quanti anni ha Babbo Natale? Oppure ancora “Dove abita Babbo Natale al Polo Nord?”. Peccato che al posto del suo indirizzo ci s’imbatta nella più cruda e triste delle realtà. Né babbo, né gli elfi esistono. Sono soltanto personaggi di fantasia e le renne, seppur reali, di certo non volano. 

Gli algoritmi di Google scelgono la risposta che meglio corrisponde alla domanda cercata, tenendo conto della sicurezza e dell’accuratezza dei fatti. Non tengono però conto di come, per i più piccoli, quello spazio di fantasia e di onnipotenza che li caratterizza e li protegge è per loro vitale. Se gli apparecchi come Alexa e Siri, quando s’interfacciano con noi – bambini o adulti poco importa – preferiscono dare risposte più creative, non confermando, né negando la verità, Google invece manda in mille pezzi qualsiasi dubbio riguardo alla vera natura di Babbo Natale. Un tipo di accanimento che non può che contribuire a traumatizzare chi ancora per un po’ vorrebbe forse restare bambino. Convinto che ci possa essere qualcuno che, almeno a Natale, si prenda cura di noi esaudendo i nostri desideri.

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