Il cobalto del Congo costerà caro

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Gli statunitensi hanno un sistema legale che a noi a volte fa venire i brividi. C’è un’arma spaventosa, nel sistema giuridico americano che è la class action. La class action, che ormai conoscono tutti, veicolata da filmoni hollywodiani, è un’azione legale collettiva.

Il vantaggio è che si fa pesare il numero, ma soprattutto, che se si vince, si possono strappare risarcimenti assurdi e impensabili, invece, nel sistema giudiziario svizzero. A volte, avvocati coraggiosi e specializzati, raccolgono denuncianti e si scagliano contro multinazionali i cui nomi farebbero tremare un singolo tapino che si appresti a chiedere giustizia.

Una class action importante è stata intrapresa recentemente contro Glencore, multinazionale con sede in Svizzera e leader nell’estrazione di materie prime.

Col nome evocativo di IRA, che non sta per Irish Republican Army, ma per International Rights Advocates, l’ONG legale statunitense ha deciso di denunciare le multinazionali dell’estrazione per le mutilazioni e le morti di bambini congolesi nelle miniere africane.

Tutti sotto accusa

Uno stillicidio di sfruttamento vergognoso che indirettamente colpisce tutti. Ecco perché insieme a Glencore sono sotto accusa Apple, Google, Microsoft, Tesla e Dell, fruitori principali del cobalto del Congo e accusati di avere incoraggiato una catena di approvvigionamento che se ne fregava delle miserabili condizioni dei bambini.

Glencore è sotto accusa da tempo, anche in Zambia, dove il nostro compiacente ministro Cassis era andato a visitare una miniera di rame della multinazionale incensandone l’attività, alla faccia dei veleni e delle morti. Scrivevamo infatti:

“…Glencore è da anni sotto i riflettori, accusata di avvelenare la popolazione e di distruggere l’ambiente con i suoi scarti di lavorazione. Secondo media e ONG, la Glencore è uno dei problemi dello Zambia, anche perché a quanto pare non paga le tasse in loco”. (leggi qui sotto)

L’etica prima di tutto

Se questa class action avrà successo non ci è dato sapere, proprio perché queste azioni sono scontri tra titani del foro, e si trascinano per anni e anni prima di arrivare a un epilogo. È però importante il gesto che ha portato all’attenzione dei media la questione per ricordarci, purtroppo, che ogni oggetto anche innocuo, che stringiamo tra le mani, può avere dietro di sé morte e sfruttamento. Se vogliamo cambiare il mondo e il pianeta, non sarà solo una questione ambientale, ma anche una di etica.

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