Il fiero addio di Righini

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Igor Righini se ne va, dunque. Il presidente del PS, dopo l’ultima vittoria con l’insediamento di Marina Carobbio agli Stati, decide di lasciare. E lascia decisamente soddisfatto

Giulio Andreotti, come tutti sanno diceva: il potere logora chi non ce l’ha. Fino a un certo punto. Fare il presidente di un partito è un lavoro faticoso, ancora di più in un periodo di transizioni, di cambiamenti, di equilibri ribaltati.

È anche un lavoro ingrato, con tanti carichi da portare, poche soddisfazioni e anche, siamo onesti, con dei sacrifici finanziari e di tempo non da poco.

Siamo sicuri che Righini se ne esce soddisfatto, anche se ha dovuto ingoiare amaro più di una volta. Soddisfatto per i risultati e, soprattutto, per essere riuscito in questi anni, a contenere le perdite da una parte, ma comunque a segnare un bel po’ di punti nel suo carnet. Punti che ultimamente i presidenti degli altri partiti storici si sognano.

È Manuele Bertoli a fare un breve sunto esaustivo della presidenza Righini, lui che per 8 anni, in passato e prima di essere Consigliere di Stato, ha ricoperto quel ruolo:

“La funzione di presidente di un partito cantonale è impegnativa e spesso non semplice (l’ho fatto per 8 anni e so bene cosa vuole dire), per cui posso ben capire che Igor Righini abbia deciso di non sollecitare un secondo quadriennio.

Igor ha messo tutta la sua passione soprattutto nel lavoro comune da parte dell’area rosso-verde, che è un grande valore da continuare a coltivare, e i risultati si sono visti. Per questo, ma non solo, va ringraziato, cosa che faremo degnamente al prossimo Comitato cantonale e al prossimo Congresso.

Un partito vivace sa discutere al suo interno, trovare le persone e gestire le battaglie politiche più importanti, quindi saprà trovare chi riprenderà il testimone. Per il momento un grande grazie a Igor, che comunque resterà al suo posto fino al 16 febbraio prossimo.”

Numerose le attestazioni di stima per il presidente uscente, da parte delle sue “truppe” dal più umile fantaccino, allo stato maggiore.

E a febbraio, appunto, sarà il congresso dei socialisti, come quattro anni fa, a designare un eventuale successore. Con l’onda rosa che ancora sta lambendo la politica e la società svizzere, potrebbe facilmente essere una donna, un trend che soprattutto a sinistra, sta diventando quasi un’imperativo. Per ora non ci sono proposte ma solo vaghe ipotesi. Dovremo attendere qualche tempo per avere qualche informazione in più. Potrebbero essere le parole di addio dello stesso Righini, a motivare qualcuno di restio a ricoprire una carica, che seppur prestigiosa, fa tremare le vene dei polsi a molti:

“…Il Partito è al di sopra dei personalismi e noi tutti e tutte siamo al servizio di un ideale più grande di noi, a cui moltissime persone hanno duramente lavorato prima di noi e che altre, ancora più numerose, s’impegneranno a concretizzare in futuro. (…)”

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