Il rapinatore gentiluomo

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“Fondare banche è più immorale che rapinarle”, diceva Bertolt Brecht.
E Horst Fantazzini concordava con lui.

Nipote di Raffaele, ferroviere sindacalista, e figlio di Alfonso, anarchico antifascista combattente nella Guerra di Spagna e nella Resistenza, Horst nacque nel 1939 in Germania. Il padre, allora in esilio, aveva voluto dargli questo nome che in tedesco significa rifugio.
Rifugio sì, ma temporaneo.
Le idee politiche di Libero costano care alla famiglia. Con lui in perenne clandestinità la madre Bertha è costretta a fare di tutto per mantenere i figli. Dopo la guerra Horst, al seguito dei genitori e della sorella, va a vivere a Bologna. Cresce in una città distrutta dai bombardamenti e dalla guerra civile, cercando riscatto nel pugilato e nel ciclismo. A scuola non se la cava male ma dall’età di quattordici anni, a causa delle condizioni economiche familiari, è costretto a cercarsi un lavoro.
Fattorino, operaio, impiegato. Tutto per un magro salario che divenne ancora più scarno quando dopo aver conosciuto Anna decise di sposarla. Lui 18 e lei 17 anni, un figlio in arrivo e i soldi che non bastavano mai.
Fu così che Horst, già da tempo ammiratore della Banda Bonnot, decise di realizzare la prima rapina.
Entrò con una pistola giocattolo all’ufficio postale di Corticella e ne uscì con un mucchio di lire.
Lo arrestano poco dopo. È il 1960 e Fantazzini riceve la sua prima condanna a cinque anni.
Nel periodo di detenzione concepisce il secondo figlio con Anna, che però decide di lasciarlo.
Quando esce di galera per qualche tempo prova a “rigare dritto”, ma presto ricomincia con le rapine.
Fallisce il primo colpo ad un banca a Genova e viene di nuovo arrestato. Mentre è in carcere sua madre muore. Le autorità non gli permettono di presenziare al funerale.
Horst decide così che non tornerà più sui suoi passi.
Tornato in libertà dopo una rocambolesca fuga decide di colpire solo gli istituti di credito. Nel giro di pochi mesi realizza parecchi colpi e diventa una sorta di celebrità. Per la stampa diventa la “primula rossa” e soprattutto “il rapinatore gentile”. Appellativo questo più che meritato.
Fantazzini usa sempre armi finte, attende pazientemente che le banche siano semivuote prima di realizzare una rapina, è educato con gli impiegati verso cui si rivolge senza alzare la voce o minacciare.
Arriva perfino ad inviare dei fiori ed un biglietto di scuse ad una cassiera che si era sentita male durante uno dei suoi colpi.
Dopo due anni di latitanza in giro per l’Europa, Horst viene catturato in Francia. Estradato nel 1972 in Italia riceve una condanna esemplare. L’anno dopo, durante la fuga dal carcere di Fossano, in cui per la prima ed unica volta in vita sua impugna un’arma vera, viene ferito gravemente. Dopo altri 12 mesi passati girovagando tra le infermerie di diverse carceri, viene spedito a Sulmona. Qui dopo un volo di cinque metri, durante l’ennesimo tentativo di evasione, si frattura i piedi. Trascinatosi in una chiesa vicina sequestra il prete solo per chiedere di essere operato per le nuove e vecchie ferite.
Nei lunghi anni di carcere successivi scrisse poesie, si avvicinò a diversi detenuti per reati politici, subì la pesante accusa, totalmente infondata, di terrorismo, animò proteste contro le dure condizioni di detenzione e tentò nuove fughe, di cui una riuscita all’inizio degli anni novanta.
Dopo l’ennesima cattura tornò dietro le sbarre. E alla fine di una lunga serie di processi intentatigli per reati compiuti dentro e fuori le galere, le istituzioni stabilirono che sarebbe uscito di carcere nel 2017.
Nei primi anni duemila però, anche a seguito di una vasta campagna per la sua liberazione amplificata dall’uscita del film “Ormai è fatta” (regia di Enzo Monteleone con Stefano Accorsi e Francesco Guccini) gli vennero concesse le prime licenze.
Dopo alcuni mesi di lavoro come magazziniere in una cooperativa, Horst però decise di combattere ancora una volta la sua personale battaglia contro gli istituti di credito. L’obiettivo era una banca che già in passato aveva colpito. Non riuscì nemmeno ad entrarci. Catturato mentre scappava su una bicicletta finì dentro. Pochi giorni dopo un aneurisma se lo portò via.
Era il 27 dicembre 2001.

Cannibali e Re

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