Invalidità? Stipendi milionari

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Parliamoci chiaro, sono finiti i tempi dove se avevi un dolorino alla schiena andavi in AI. L’assicurazione invalidità, che in tempo di vacche grasse verificava malanni, problemi e disgrazie varie, oggi è diventata peggio di un tritacarne.

Ricordo ancora le invidie (?) per persone che si ritrovavano una rendita e apparentemente non avevano nulla, o perlomeno era quello che si credeva. Ma se decenni fa la struttura preposta ai controlli aveva le maglie più larghe, oggi è diventato un colino dal quale non passa più nemmeno lo zucchero a velo.

Persone disastrate, ridotte malissimo, si vedono negare la rendita o si vedono appioppare percentuali ridicole, che in realtà non permettono di vivere decentemente.

Ora si scoprono alcune cose. Primo, che i medici che indagano i casi sono pagati uno sproposito. Secondo, sono più gettonati i medici che danno il maggior numero di risposte negative. Terzo, per le decisioni alcuni fanno un copia e incolla delle decisioni. Insomma, una specie di catena di montaggio per scopare fuori i disgraziati. Leggiamo da TIO:

“È quanto emerso ieri in Consiglio nazionale, quando Stefan Müller Altermatt (Ppd Soletta) ha parlato, durante l’ora delle domande, del caso di un dottore di Berna che avrebbe emesso sedici rapporti «simili» in qualità di esperto. Ovviamente, per sedici persone differenti. Per tutte loro i vari medici curanti avevano previsto un’incapacità lavorativa, mentre il dottore in questione avrebbe scritto che erano abili al lavoro, con frasi e parole che figuravano in tutti e 16 i rapporti. E c’è anche il suo nome nel famoso documento sulle retribuzioni: a partire dal 2012 ha guadagnato 3,1 milioni di franchi quale esperto per l’Ai.”

Diciamolo chiaro, più un medico dà decisioni negative, più l’AI risparmia. Ma ciò che lascia di stucco è la retribuzione. Viene fortemente il dubbio che i professionisti, per compiacere un “cliente” munifico come l’AI, cerchino disperatamente di rendere abili al lavoro anche i cadaveri.

In seguito a queste segnalazioni, perlomeno il dipartimento di Berset ha deciso di avviare a gennaio un’indagine, per verificare che non ci siano abusi.

Sappiamo però che si può lavorare tranquillamente restando nei binari ed essere comunque una struttura che distribuisce ingiustizia a piene mani. Dall’altra parte ci sono persone spesso rovinate da una vita di lavoro, o con problemi che non risolveranno mai e che vengono guardate quasi come se fossero dei truffatori. La stessa mentalità con cui trattiamo i disoccupati, in una società che continua a vedere le persone non come opportunità, ma come pesi da scaricare al di fuori della catena di montaggio del profitto.

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