Io sono Luke Skywalker

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S’intitola “L’ascesa di Skywalker” il nono e ultimo capitolo della saga di Star Wars. Il film, sbarcato lo scorso 18 dicembre anche nelle sale della Svizzera italiana, chiude definitivamente con le vicende della famiglia Skywalker e con la storia che nel corso di più di quarant’anni ha appassionato intere generazioni di spettatori. Una ragione più che valida per correre al cinema a vederlo, curiosi di capire in che modo J.J. Abrams e la Disney abbiano deciso di mettere la parola fine sull’avventura iniziata nel lontano 1977, con “Una nuova speranza”. Il primo tassello di un mito cinematografico che deve buona parte del suo successo all’ingegno di George Lucas.

Non poche sono però le cose che da allora risultano cambiate. Innanzitutto, pur essendoci di nuovo quasi tutti i protagonisti della prima trilogia, escludendo Harrison Ford che ha alle spalle una scintillante carriera, gli altri attori sono perlopiù finiti nel dimenticatoio. E sono invecchiati malissimo. Tanto male che l’attrice Carrie Fisher, interprete della principessa Leila, sorella di Luke Skywalker, è morta d’infarto durante un volo di linea ben prima che quest’ultimo capitolo arrivasse al cinema. Inoltre, dalle Guerre Stellari di un tempo siamo passati a Star Wars, nella ormai onnipresente lingua inglese, che ha trasformato Lord Fener in Darth Vader e la principessa, da Leila, a Leia.

Dettagli che non sono di poco conto soprattutto per chi si è abbeverato alla fonte della prima trilogia e da allora non ha più trovato pace, perché bevendo, invece che placare la sete, quest’ultima è casomai aumentata. “Adesso non ho più scopi nella vita, io.” È stato il desolante commento alla fine della proiezione di una giovane fan che ho intercettato all’uscita dalla sala. E proprio questo sembra essere il nocciolo di tutta la questione Guerre Stellari. Lo stesso Lucas quando cercò all’inizio degli anni Duemila di ridare lustro alla prima trilogia, con una nuova che temporalmente la precedesse, s’inventò personaggi e situazioni di sicuro non all’altezza del mito che aveva creato. Jar Jar Binks e tutta la faccenda dei midi-chlorian fecero scendere la catena, e non poco, a milioni di fan.

A riprovarci, nel 2015 con “Il risveglio della forza”, sarà J.J. Abrams che di quel film ne farà una copia carbone di “Una nuova speranza” di George Lucas, quasi a dire che voler provare a toccare e rimaneggiare quella perfezione lì, sarebbe stato un sacrilegio. La scena iniziale di quel primo film targato Abrams, dopo i classici titoli di testa, mostrava l’ombra nera di un incrociatore stellare o Star Destroyer (letteralmente in italiano sarebbe un “cacciatorpediniere stellare” tradotto a volte anche come caccia stellare, torpediniera stellare) che oscura la sagoma chiarissima, quasi bianca, del pianeta Jakku. A voler esemplificare in una sola immagine il conflitto tra bene e male. Tra la forza e il lato scuro, conflitto sul quale si poggia proprio tutta la saga.

Ecco perché credo che la vera nuova speranza del primissimo capitolo di Star Wars sia soprattutto quella di aver individuato una nuova narrazione. Un’ibridazione di generi che si sublimerà nella creazione di un mondo fantascientifico sul quale poter innestare la fiaba. Lo stesso mondo nel quale torna ancora una volta a muoversi J.J. Abrams con tutta una serie di nuovi personaggi tra i quali, in fondo ci siamo anche noi, perché la ribellione all’Impero ci riguarda tutti e tutti noi in questo senso possiamo avere un ruolo. Questo Abrams sembra volerci dire: che in fondo siamo un po’ tutti figli di Star Wars. “L’ascesa di Skywalker” è così un omaggio che viaggia sul filo della memoria. Non è un caso che C-3PO a un certo punto questa memoria la perda. O meglio la resetti. Quasi a suggerirci come ormai l’universo di Guerre Stellari sia diventato patrimonio culturale dell’Umanità e come tale sia ormai andato ben oltre qualsiasi trilogia, quale delle tre poco importa. Proprio come ci suggeriscono alcune delle tante variazioni sul tema, tipo il recente spot di Natale della polizia bernese a o lo spassosissimo cortometraggio “George Lucas in Love” che scherzosamente ci svela a cosa e a chi si sia ispirato George Lucas.

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