La mia vicina speciale Elsy

Pubblicità

Di

Si chiama Elsa, ma nel nucleo di Sala Capriasca dove vive ormai da decenni tutti la conoscono come Elsy poiché il suo nome di battesimo non le è mai piaciuto. Ha appena compiuto 88 anni e se non fosse per le gambe che non la reggono più sarebbe ancora in ottima forma. Intellettualmente è lucidissima e fino a poco fa guidava anche l’auto. Vedova e senza figli vive sola nella sua grande casa attorniata dai ricordi, ormai un po’ sbiaditi, di un’esistenza appassionante. Segno particolare: è la nipote di Charles-Ferdinand Ramuz, il maggior scrittore svizzero di lingua francese.

La gattara di Sala

L’ho conosciuta alcuni anni fa quando sono diventata la sua vicina dopo essermi trasferita nella parte alta del nucleo di Sala Capriasca che si affaccia sulla Valle del Vedeggio. Tutti i giorni la vedevo arrivare nella viuzza che conduce a casa mia, carica di una borsa piena di cibo per i gatti della zona che nutriva quotidianamente. Una parola tira l’altra, abbiamo simpatizzato finché una volta l’ho invitata a bere un caffè. Così, quando le disse che ero cresciuta nella Svizzera romanda, mi raccontò che era nipote dello scrittore vodese Charles-Ferdinand Ramuz. Lì per lì feci quasi fatica a credere che l’autore di Derborence di cui da ragazza e adolescente avevo divorato e adorato tutti i romanzi era davvero suo zio.

“Per la gente di qua sono semplicemente la gattara, è anche vero che qui nessuno conosce Ramuz” mi spiegò Elsy, una donna dallo sguardo chiaro e il viso fine che conserva ancora oggi i tratti di una bellezza passata. “Mio padre Charles Ramuz era il fratello minore dello scrittore Charles-Ferdinand. Il loro padre, mio nonno, aveva un negozio di alimentari e di vini a Losanna, ma la famiglia non è mai stata molto unita. Così mio padre lasciò la casa paterna quando era ancora molto giovane, nel periodo tra le due guerre e si recò in Germania. Tornato in Svizzera si installò a Basilea dove incontrò mia mamma e la sposò. È lì che mio fratello ed io siamo nati ed è a Basilea che sono vissuta fino al mio arrivo in Ticino ormai 42 anni fa.”

“Ramuz ci trattò da “Boches”

Nella sua casa di Sala attorniata da un terreno boschivo di 5500 metri quadrati, Elsy conserva alcuni ricordi dello zio, qualche libro, degli articoli di giornali incorniciati, delle foto e lo stemma della famiglia Ramuz. “Bisogna dire” ammette, “che non ho molti ricordi di lui, avevo 16 anni quando morì e come detto con i miei genitori vivevo a Basilea, relativamente lontano da Losanna. Alcuni anni prima della sua morte, ero andata a trovarlo con mio padre e mio fratello. Era durante la seconda guerra mondiale, avrò avuto allora 10 o 11 anni, ma non ho dimenticato che ci aveva trattati da “Boches” (nda: parola dispregiativa, allora usata dai francesi verso i tedeschi), rimproverava a mio padre di avere preso l’accento tedesco! Infatti i due fratelli erano divisi da disguidi di famiglia di cui non ho mai conosciuto il motivo…”

Elsy è giunta in Ticino dopo il divorzio dal primo marito, Paul Hofer, un basilese giocatore della squadra nazionale di disco su ghiaccio. “Abbiamo avuto una bella vita assieme, viaggiato molto, ma non abbiamo potuto avere figli e questo ha rovinato il nostro matrimonio. Così abbiamo finito col divorziare. Io allora lavoravo come gemmologa e quando una rinomata gioielleria di Lugano mi ha offerto un impiego ho deciso di stabilirmi definitivamente in Ticino dove Paul ed io avevamo una casa di vacanze.

Prima di conoscere Armando, suo secondo marito, un ticinese, Elsy ha viaggiato molto da sola. “Ho visitato gli Stati Uniti, la Thailandia, il Marocco, quasi tutta l’Europa. “Adoravo mettermi al volante” ricorda, “e partire all’avventura, guidare per chilometri e chilometri … non ho mai avuto nessuna paura…” Con Armando, Elsy scopre il Ticino, le sue montagne e le sue valli che percorre a piedi con i due cani di razza Leonberger, a volte anche a cavallo, “erano bei tempi” sospira malinconica.

L’amore per la natura e per gli animali

Bei tempi interrotti con la morte prematura di Armando, più giovane di lei di una decina di anni, ma scomparso 12 anni fa: “Ci siamo divertiti in questa casa, organizzavamo feste, c’erano sempre tanti amici qua, nel giardino, attorno alla piscina, cucinavo la paella, mia specialità”.

Di Charles-Ferdinand Ramuz, questo suo zio celebre che ha poco e male conosciuto, Elsy ha ereditato l’amore della natura e degli animali: “Il mio terreno fiancheggia la foresta e spesso dalla mia terrazza vedo delle volpi, dei daini e addirittura dei cinghiali”.

Come detto, durante anni, Elsy ha cibato tutti i gatti randagi del nucleo alto di Sala. Quasi due anni fa, in seguito a una rovinosa caduta che le è valsa la frattura di un femore, ha dovuto rinunciare al suo giro quotidiano di cui ha incaricato l’uomo che le cura il giardino. “Faccio distribuire da mangiare ai mici in otto posti diversi” dice, “alcuni gatti sono nati qua, altri ci sono rimasti dopo essersi persi. Qualche anno fa la Società di protezione degli animali è venuta a sterilizzarli, ma ha ritenuto meglio lasciarli nel loro habitat naturale. E quindi ho iniziato io a pensare a loro.” Elsy li ha anche battezzati: ha chiamato “Zoppina” una gattina bianca che ha perso una zampa probabilmente in una trappola e saltella sulle tre rimanenti, “Mammina” e “Sorellina” la madre e la sorella di “Zoppina”, “Panda” un maschione nero con il muso bianco e infine “Blackie” un gatto nero come il carbone che ha accolto a casa sua dopo la recente morte del suo adorato “Binggeli”.

Elsa Hofer Ferrari nata Ramuz, detta Elsy, ha fatto di questo piccolo mondo animale tutto il suo universo: “Se non avessi i miei “mitzeli” non avrei più nessuna ragione di vivere” dice mentre spegne l’ennesima sigaretta della giornata e finisce di sorseggiare il suo bicchiere di rosato. La mia vicina, la nipote del grande Ramuz, è davvero una vicina speciale.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!