La storia si ripete, ora tragedia, ora farsa

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“Il divieto di sbarco della nave Gregoretti? Fu una decisione collegiale condivisa con Conte e Di Maio.”

Avete capito bene.
Ora che rischia fino a 15 anni di carcere, all’improvviso l’inflessibile “Capitano”, il ministro dei “porti chiusi” e dei pugni sul tavolo con l’Europa si trasforma in un coniglio spaurito che distribuisce generosamente ”meriti” e decisioni. Smentito, per altro, seccamente da Palazzo Chigi, dove il caso Gregoretti non è mai arrivato neanche per sbaglio.

Finché c’era da lucrare squallidamente voti sulla pelle di migranti in balia di onde e malattie, era “l’uomo solo al comando contro i pericolosi invasori stranieri”.
Quando la realtà, e i giudici, presentano il conto, ecco che viene fuori quello che Matteo Salvini è davvero: un piccolo uomo spaventato e incapace di assumersi neppure la responsabilità degli abomini con cui per un anno e mezzo ha tenuto in scacco un Paese intero e migliaia di disperati.

Più della disumanità, più della vergogna, prima ancora delle azioni messe in atto, quello che resterà di quella stagione bestiale è la pavida viltà di uomini piccoli schiacciati dal peso della Storia.
È accaduto nel 1945 con un tale che se la dava a gambe dai partigiani, travestito da soldato tedesco.
Si ripete oggi, nel 2019, con un tizio che fugge da un processo, travestito da patriota italiano.

La storia, si sa, si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia e la seconda come farsa.
Auguri.

Lorenzo Tosa

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