Meglio vuote che male accompagnate

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Le chiese? Meglio vuote che male accompagnate. È questo il lapidario giudizio espresso da monsignor Valerio Lazzeri, in un’intervista rilasciata al portale Tio.ch, riguardo alla sempre maggiore e inarrestabile desertificazione delle nostre chiese. Una chiacchierata con il vescovo di Lugano, a un paio di giorni dal Natale, dalla quale emerge come l’emorragia di fedeli, di tutti coloro che non vanno più a messa non è affatto un problema. Di più. Anche in un caso come questo sembra essere possibile vedere il calice mezzo pieno.

“Una volta si andava a messa per tradizione, perché ‘si doveva’ – osserva serafico don Valerio Lazzeri –Adesso chi va a messa, ci va perché ha davvero fede. Scusate se è poco”. Ah, sì? Allora vi consiglio di andarci, a messa. Dare un’occhiata alle facce di chi crede davvero, vale assolutamente la pena. Hanno espressioni esattamente identiche a chi invece ha deciso di poltrire sul divano. Magari davanti alla tivù, invece che in ginocchio di fronte a un crocifisso. E, quindi, dare per scontato che gli ultimi sopravvissuti siano per forza i veri credenti, è quantomeno un po’ ingenuo. Forse perfino un tantinello arrogante.

Lo è soprattutto pensando ai dati dell’Istituto svizzero di sociologia pastorale. Oltre 25’000 persone in Svizzera nel 2018 hanno dato il menà via alla Chiesa cattolica. Ben 5’000 in più del 2017. Un’ecatombe di fedeli di fronte alla quale l’atteggiamento da orchestrina del Titanic, cioè il voler continuare a suonare e cantarsela come se nulla fosse, ci lascia abbastanza perplessi. Eppure, anche in questo caso, l’ottimismo di don Lazzeri è granitico. “Chi ‘esce’ dalla Chiesa semplicemente non vuole più pagare l’imposta di culto. Non significa che queste persone non siano più credenti”, afferma convinto il nostro vescovo.

Probabilmente sarà anche così. Di sicuro, però, sempre più credenti decidono di non voler più accordare il loro sostegno alla Chiesa. Poco alla volta la fiammella va spegnendosi. È un fatto. E poco importa di quale colore sia la fiammella. C’è da farsi qualche domanda, piuttosto che spacciare lo sgretolarsi del consenso come un fenomeno segno dei tempi. A maggior ragione in questo giorno in cui si celebra il Natale.

Ed è proprio per questa ragione che lo scorso anno, a proposito delle chiese ormai vuote, Papa Francesco dichiarava: “Fino a pochi anni fa necessarie, ora non lo sono più, per mancanza di fedeli e di clero. La Chiesa deve adattarsi ai tempi che cambiano”. E magari fare dei suoi luoghi di culto per pochi superfedeli dei centri d’accoglienza per i poveri di ogni sorta che sono in crescita ovunque. “Perché in caso di necessità – anche le chiese, sottolinea papa Bergoglio – devono servire al maggior bene dell’essere umano ed essere innanzitutto al servizio dei poveri”.

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