Natale : perché ne vale la pena

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Qualche giorno fa, un caro amico ha perso un nipote, un ragazzo giovane, una perdita di quelle che segnano solchi sul viso e fanno scendere una coltre greve sul Natale. Qualche giorno fa, una mia amica mi ha annunciato di essere incinta del terzo mese, un annuncio che inevitabilmente semina gioia intorno a sé.

Due fattori, due vite. Una se ne va, un’altra arriva. Due fatti che hanno colpito, in maniera differente, la mia sfera affettiva. E mi ha fatto riflettere di come tutto sia correlato, di come i cerchi concentrici del sasso gettato nell’acqua da questi due fatti, tocchino invariabilmente me, dove i flutti si incrociano, increspando l’acqua e la mia vita.

Sono diventato cupo pensando alla sofferenza della perdita, sono stato felice all’idea di un pargolo in arrivo.

Al mio amico voglio dire che è nelle unioni di tutto che si forma l’individuo. Noi siamo la somma di ciò che costruiamo negli anni. Anche tu, gli ho scritto, sei il prodotto delle increspature che tuo nipote ha lasciato. Non saremmo nulla senza gli altri, e la famiglia, la tribù, è un susseguirsi di onde, risacche e maree che compongono tutti noi. Un insieme ondivago e vario, dove certo c’è la sofferenza, ma anche la gioia. Perché tutto è intricato come la trama di un tappeto.

La vita è crudele, immaginiamo, quando ci lascia poco tempo per giocare con lei. Eppure ogni istante in fondo è prezioso e se vissuto con coraggio e dignità, costruisce argini che permettono al fiume della famiglia di scorrere lento e sicuro nel suo alveo.

Il bambino che arriva darà tanta gioia, risate, pensieri e anche preoccupazioni e si inserirà anche lui nella corrente, lasciandosi andare. Perché c’è l’imponderabile a cui è inevitabile abbandonarsi. Arriverà il momento in cui anche noi usciamo dal fiume, che però continuerà a scorrere anche con le nostre onde, che si infrangono sulle vite degli altri plasmandole e rendendole uniche.

Il Natale inevitabilmente ci porta ai pensieri di chi non c’è più, chi ha lasciato il fiume e vive nelle luci accese nelle nostre anime. Il primo Natale senza qualcuno ci segna sempre, ecco perché questa festa ci porta inevitabilmente malinconia. Eppure è anche la festa della nascita, dei nuovi arrivi. È un tempo che scandisce, a fine dell’anno e inizio di quello nuovo, il nostro tempo. Ecco perché in questo marasma ribollono le nostre esistenze, nel bene e nel male.

E alla fine di tutto, quando guardi negli occhi quella gente, e dico tutta, anche quella che non c’è più, puoi provare il calore di sentirli vicini, sempre presenti, nel tempo passato e nel tempo futuro, perché non siamo mai soli, finché sentiamo le onde degli altri raggiungerci, sfiorarci lievemente con malizia e poi procedere avanti, dove i cerchi si allargano sempre più.

Ecco perché auguro buon Natale, anche se non sono credente, al mio amico triste e alla mia amica felice, perché sono facce della stessa medaglia che tocca le vite di tantissime altre persone. Perché anche loro sono intessuti nella mia vita come un tappeto d’acqua.

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