Perché la carta è vincente

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Ad aver accompagnato l’uomo fin dalla notte dei tempi, ad avergli permesso di arrivare a vivere fino a cent’anni e oltre è stata la sua stretta frequentazione della tecnica e, con lei, alcune scoperte fondamentali, a partire dal sapone, con cui abbiamo imparato a lavarci le mani. Poi la possibilità di avere – quantomeno da noi – cibo a sufficienza e un frigorifero per conservarlo. E infine dobbiamo ringraziare l’avvento dei vaccini con i quali siamo riusciti a prevenire malattie e a salvare così tante vite come mai era accaduto prima.

Si fore vis sanus, ablue saepe manus – se vuoi essere sano, lavati spesso le mani – recitava una norma sanitaria della Scuola Medica Salernitana, la prima e più importante istituzione medica d’Europa, all’inizio del IX secolo. Da sempre le mani sono un veicolo perfetto per le malattie infettive. E lavarsele con acqua e sapone non basta. Lavarsi accuratamente le mani è importante, certo, ma la quantità di batteri che restano appiccicati su di esse dipende anche da come le si asciuga. Ecco perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di farlo con asciugamani monouso, meglio ancora se di carta.

Già. Eccola finalmente, la carta. Che non è solo igienica, anzi. La carta ha reso possibile il fiorire della cultura ed è con lei che si è codificato e cristallizzato il linguaggio. Quello scritto. È grazie proprio a questo derivato della cellulosa che la nostra memoria storica non è andata persa. Sappiamo tantissimo di quel che è successo nei secoli passati proprio grazie a lei. Sulla carta sono state trascritte l’Iliade e l’Odissea che prima erano trasmesse oralmente. Con l’avvento della stampa a caratteri mobili, che segna insieme alla scoperta delle Americhe il passaggio dal Medioevo all’età moderna, fioriscono le pubblicazioni. I libri e il sapere si moltiplicano come nella parabola dei pani e dei pesci.

Non a caso è proprio la Bibbia il primo libro a essere stato stampato e diffuso con i nuovi e potenti mezzi tecnici a nostra disposizione all’epoca di Gutenberg. E dal testo sacro del Cristianesimo all’Enciclopedia dell’epoca dei lumi, il passo è stato breve. E anche se oggi la carta, volendo, la si può sostituire con un tablet e un foglio bianco in formato digitale, lei si è insinuata sottopelle e fa ormai parte in mille modi della nostra vita. È entrata in molti nostri modi di dire. Da carta canta a incartarsi, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Dare, avere o concedere carta bianca. Giocarsi una carta, imbrogliare le carte, mangiare alla carta o sulla carta.

Di più. La carta è ancora oggi un potente mezzo con il quale diffondere le idee, smuovere le coscienze e innescare le rivoluzioni. Con cui prendere per i fondelli il potere. Se in Google fate una ricerca con “the best paper toilet in the world”, la migliore carta igienica al mondo, vi apparirà la bandiera del Pakistan e un rotolo di carta con i colori del vessillo pakistano. Dietro a questa beffa, lo zampino di un manipolo di hacker indiani che così hanno detto la loro riguardo alla disputa che, da tempo, contrappone India e Pakistan. WC a parte, c’è poi l’odore della carta. E di quella stampata in particolare. Ben chiaro nella mente dei tanti amanti di quel profumo dolce e intenso dei libri, soprattutto di quelli vecchi. Ecco forse spiegato il perché, nel 2012, Karl Lagerfeld aveva creato nientemeno che “Paper Passion Perfume”, un profumo ispirato proprio alla carta.

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