Quadri e il sapore della paura

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Fa tenerezza la prima pagina del Mattino della Domenica dell’altroieri. Qualcuno spieghi a Boris e a Lorenzo che la Svizzera in Europa non c’è mai stata.

Nel pallido tentativo di cercare di recuperare il terreno ormai perso, i capoccioni della Lega non trovano di meglio che cercare di nuotare nella scia della Brexit, inneggiando a Johnson e alla fuoriuscita del Regno Unito dall’Europa. Lo fanno in modo puerile, mettendo addirittura nel balcone che fu del Nano Conducator il leader brexiter Boris Johnson. Il paragone con la Svizzera è totalmente campato in aria, noi siamo da sempre fuori dall’Europa e abbiamo accordi che da decenni intessiamo coi nostri vicini. Uscire da cosa? Come? Ma non diciamo fesserie.

Non attaccano più queste cose. I ticinesi hanno altro per la testa, non gliene frega più della UE. Hanno altri timori, altri bisogni, a loro frega del traffico, del lavoro, delle casse malati. Se questo è il nuovo corso dopo le ultime batoste, la Lega è messa peggio di quello che pensavamo.

Cercare di scippare all’UDC il feudo dell’Europa non servirà. Come la stessa Lega ha insegnato, tra l’originale e la copia, si vota sempre l’originale e in questo caso la bandierina dell’anti UE va all’UDC.

Quadri trascina l’ennesimo stanco editoriale contro i $inistrati di Corbyn, contro le sardine, in quell’isteria folle che ormai ha preso piede nei deliri di Lorenzo Quadri, che sente il morso della sconfitta più duramente di altri. Il suo piccolo mondo antico si sta sgretolando, e il codino non sa più bene a che santo votarsi e fa l’errore proprio della partitocrazia che dice tanto di odiare, autoriproduce i suoi errori, continua con le solite tiritere, credendo così di recuperare terreno, quando è ovvio ormai a tutti che i suoi ministri non sono in grado di risolvere i problemi dei ticinesi più di quanto ci riescano gli altri.

Ed è qui il vero problema. Non cambia nulla, passano gli anni e tutto si autoriproduce e gli unici a guadagnarci sono stati i “colonnelli” leghisti, quelli che gridano alla seggiocrazia e sono i primi ad aver cementato imponenti e accomodanti culi sugli scranni che contano e dove ci sono soldi da ciucciare.

L’Inghilterra sta andando verso la Brexit dura. Questa è un’idiozia a prescindere da qualsiasi colore politico la si guardi. Il momentaneo salire della sterlina, simile a una giornata di sole nella tempesta, dovuta al voto che stabilizza il governo, non è in grado di cancellare il fuggi fuggi di aziende che soprattutto temono per le loro supply chain, gravate da dazi e burocrazie inevitabili in caso di New Deal. Come non basta a quietare i timori irlandesi che vedono riavvicinarsi con terrore gli anni di piombo dell’IRA.

In realtà, nonostante l’esultanza nemmeno i sovranisti britannici, figuriamoci i nostri, hanno la minima idea di quello che succederà.

Ma queste sono raffinatezze per gente che di economia ci capisce, e non per scribacchini della domenica. La Lega sta perdendo pezzi, e il sapore della paura serpeggia in Via Monte Boglia. Ci aspettano, probabilmente, delle elezioni comunali in cui Quadri e i suoi tirapiedi daranno il meglio di sé in provocazioni e fake news. Agli altri serve sangue freddo, sempre dritti e barra al centro. Lasciamo sciaguattare i piraña leghisti nell’acqua melmosa, se la barca Ticino è salda non possono azzannare il fasciame.

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