Secondo Ghiringhelli, un minareto nel presepe 

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Vi mancava? Eccovi servita come un tacchino arrosto, la solita polemica inutile. Ce la serve il portalino Ticinolibero appartenente a Marco Bazzi ma foraggiato dai democentristi, come un tacchino natalizio.

Una bella polemica inventata di sana pianta da Ghiringhelli, sui musulmani, il titolo?

“Al posto della grotta di Betlemme, un minareto. Ecco un presepe inclusivo…”

Roba da mandare in secondo piano le castronerie che di solito spara il Mattinonline, ormai gestito anch’esso dal solito Bazzi. La storia, peraltro ridicola, parte appunto da Giorgio Ghiringhelli, a cui il portale è l’unico a dare credito. Secondo l’islamofobo dichiarato di Losone, il presepe di un ritrovo pubblico di Tenero sarebbe reo di avere messo il Bambin Gesù sotto un minareto. Leggiamo:

“Giorgio Ghiringhelli ancora una volta è indignato, ma certo che il presepe di cui ci invia la foto è quanto meno singolare.

Come ogni anno, sono scoppiate le polemiche in merito alle varie tradizioni natalizie, che offenderebbero chi è di religione musulmana. All’Ikea, tanto per dirne una, il Natale è diventato Festa d’inverno. E in alcune scuole qualcuno ha deciso di non fare presepi per non scontentare nessuno.

In un bar a Tenero, invece, hanno pensato a un presepe… decisamente inclusivo! Lo ha fatto inserendo simbolicamente nel paesaggio una moschea con minareto accanto a una chiesa cristiana, al posto della grotta di Betlemme.

Ghiringhelli ironicamente ma non troppo commenta: “Peccato che nel Corano (9:29) Allah in persona incita a uccidere i cristiani ( e gli ebrei) che si rifiutano di convertirsi o di pagare un’umiliante tassa di sottomissione…”.

Dare retta a Ghiringhelli che veicola le sue idiozie islamofobe con paranoie da bigotto vittoriano fa pena. Il presepe, che è fatto ovviamente da cristiani, ha la solita ambientazione arabeggiante, perché se ad alcuni sfugge, Gesù nasce a Betlemme, in Galilea e la sua storia si svolge in quella zona che oggi definiamo Medio Oriente. Lo so che sembrano cose idiote da dire ma evidentemente a qualcuno difetta il cerebro e vede invasioni musulmane anche sotto la tavoletta del gabinetto. Avere dromedari e beduini nel presepe non è roba da filo islamici più di quanto non lo sia essere filo ovino perché ci sono le pecore. Quello che Ghiringhelli, nella sua paranoia supportata dal portalino chiama minareto, è una torretta in una ambientazione classica per il presepio. L’Islam peraltro sarebbe arrivato solo cinque secoli dopo la nascita di cristo, ma questi sono dettagli che a Ghiringhelli non interessano.

Farebbe ridere, se tra i commenti non ci fossero i soliti pescioloni di destra che abboccano a tutto ed iniziano a lamentarsi: 

“Trovo l’accostamento poco ortodosso! E quando mai l’Islam ha accostato qualche simbolo cristiano ai suoi simboli?”

Nessun musulmano si è lamentato per il presepe

A parte che a casa sua ognuno fa il presepe come vuole, è inutile spiegare a questa gente che per l’ennesima volta ci parliamo addosso e i musulmani non c’entrano nulla, facciamo tutto da soli. 

Nessun musulmano ha fatto un presepio, nessun musulmano si è lamentato dei presepi, non esiste nessun equivalente musulmano al presepio,  e i musulmani non hanno niente in contrario al fatto che noi facciamo presepi.

Eppure Ghiringhelli, supportato dai portalini UDC e le solite persone in malafede riesce a montare da solo una polemica su un presunto minareto che esiste solo nella sua mente. E fa bene l’imam presidente della Lega islamica del Veneto Bouchaib Tanji, a dichiarare: 

“Non coinvolgeteci anche quest’anno, in prossimità del Natale, con le polemiche sul Presepe nelle scuole: ancora una volta, direttamente o indirettamente, si cerca di tirare in ballo i musulmani”.

Aveva ragione ad essere preventivo, ogni anno, e non solo in Veneto, ci sono i Ghiringhelli che invece di festeggiare il Natale in famiglia mangiando il cappone, devono rompere gli zebedei alle persone normali con ossessioni presepiali. Dimenticando come sempre il messaggio evangelico, che ormai è rimasto solo in quella greppia come un cane randagio in una favela di Rio.

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