Sui social la vita continua ancora

Pubblicità

Di

Quando parliamo di social network oppure di apparecchi elettronici ci soffermiamo principalmente sui rischi che essi comportano. Il cellulare, arma e droga dei tempi moderni, è il prolungamento della mano, ma anche della nostra vita. Nello schermo luminoso racchiudiamo infatti frammenti della nostra esistenza. E lì rimangono, anche dopo la nostra scomparsa, come fossero un testamento.

“Vogliamo riavere i suoi ultimi respiri”

Emma sorride ma non guarda la fotocamera. Dietro ai grandi occhiali, i suoi occhi ambrati fissano un punto non definito della stanza, mentre con la mano sposta una ciocca di capelli castani dal viso. 

Chissà se nel telefonino di Emma ci sono altri scatti simili, di lei che ride al mondo, come fanno le ragazze della sua età. 

Chissà, forse il cellulare è riuscito a immortalare gli ultimi istanti gioiosi della vita di Emma, quelli che precedono la sua triste e ingiusta fine.

 Gli ultimi messaggi, magari non ancora inviati. Gli ultimi pensieri, forse scritti di fretta sulle note e perché no, anche gli ultimi piccoli segreti, come il nome del ragazzo per cui si era presa una cotta.

Emma Fabini non c’è più. Se ne è andata, insieme ad altre cinque vittime, una sera di dicembre nella discoteca di Corinaldo, in Italia, schiacciata dalla folla in fuga per colpa dello spray al peperoncino. Il suo Iphone invece è ancora attivo, ma non vuole né parlare né contribuire a dare un po’ di sollievo ai genitori della ragazza.

“Aveva appena 14 anni, la sua vita è stata corta, condividere i suoi ultimi respiri per noi è l’unico modo per stare ancora con lei” racconta Fazio Fabini, il padre, a La Repubblica. Ma c’è un problema, il telefonino di Emma trattiene la sua memoria, ma non la restituisce. Senza la password di accesso, non si possono vedere né le foto né i ricordi.

3 mila euro per sbloccare l’ Iphone 

Come racconta Repubblica, la famiglia ha provato in mille modi ad accedere ma tutto si è rivelato inutile. Provano diverse password: la data di nascita di Emma, le loro, quella delle sue migliori amiche, e persino quella del suo cantante preferito, Ultimo.

Papà Fazio smette con i tentativi e prova con diversi call-center, ma gli rispondono che non possono fare nulla. Allora si rivolge alla filiale Apple di Rimini, ma la risposta non è quella che si aspettava: “Non è possibile. Si può azzerare tutto, e riusare il telefonino. Ma è proprio quello che non vogliamo”.  

Poi ancora il tentativo di farselo sbloccare da un tecnico informatico, ma anche in quel caso, si rivela tutto inutile. Alla fine Fazio Fabini chiede alla Polizia Postale, che gli fornisce una soluzione: una società di Monaco di Baviera, che può farlo ma solo sotto compenso di 3 mila euro. 

“L’8 dicembre è un anno che siamo senza Emma. Vorremmo rivedere il suo sorriso, e recuperare non solo quell’ultima notte, ma anche il suo viaggio a Londra. Ritrovare i suoi ultimi mesi per noi è fondamentale, vedere le cose con i suoi occhi è un modo per starle ancora vicino”.

Il telefonino come capsula del tempo

Secondo una previsione fatta dall’Università di Oxford, nel 2070 i morti su Facebook supereranno i vivi, arrivando a contare 2 miliardi e mezzo. Ad oggi non è dato sapere con precisione quanti profili appartenenti a persone decedute siano ancora attivi ma, secondo una stima risalente al 2012, sicuramente superano i 30 milioni.

Nemmeno la morte riesce a tagliare i fili della rete che ci tiene impigliati ad Internet. Dopo la nostra scomparsa, a tenerci in vita, non è più solo il ricordo affettivo dei nostri cari, ma anche il nostro profilo Facebook oppure il telefonino. Le nostre immagini, i nostri ricordi e i nostri pensieri condivisi rimangono, congelati fra le fessure del tempo e i gigabyte. 

E rimangono lì, a testimonianza di ciò che siamo stati e ciò che abbiamo mostrato di noi, un po’ come una capsula del tempo.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!