Tragico fallimento della conferenza climatica

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La più lunga e travagliata conferenza sul clima porta, come si poteva immaginare, a un nulla di fatto. È con rammarico e angoscia che scopriamo, se ce n’era bisogno, che le nazioni non faranno nulla finché non saremo di fronte al disastro.

Non è forse, ma è quando. La stupidità dell’economia basata sul capitalismo sfrenato, quello del consumo e della crescita ad ogni costo ci sta portando verso il baratro. La conferenza Cop25 di Madrid passerà alla storia come una delle più inutili riunioni internazionali.

Il moderato ottimismo dell’inizio, supportato anche dalle innumerevoli proteste per il clima, ha lasciato spazio all’amara constatazione che i grandi inquinatori se ne fregano allegramente. Pochissimi passi avanti, tante chiacchiere e, come dicevamo, nulla di fatto.

Nonostante l’Europa cerchi di fare da apripista, da sola non riesce a coinvolgere e trascinare giganti mostruosi che da soli praticamente coprono i due terzi dell’inquinamento e delle emissioni di CO2 globali.

La portavoce dell’associazione Oxfam*, attiva internazionalmente nelle più importanti crisi del globo ha dichiarato:

“Il mondo sta gridando per chiedere un’azione concreta ma questo summit ha risposto con un sussurro. Le nazioni più povere stanno lottando per sopravvivere mentre molti governi hanno deciso di fare soltanto pochissimi passi rispetto ai blocchi di partenza. Anziché impegnarsi a tagliare sostanzialmente le emissioni di gas climalteranti, si sono incaponiti sui tecnicismi”

Brasile, Australia, Giappone, tra i più ritrosi, Anche se il primato dell’inquinamento arriva da Cina, USA e India. Alla base, un suicidio collettivo che non è totale responsabilità dei governi, che in fondo cercano solo consensi. Colpevoli siamo noi stessi, che pur di non perdere il lavoro, come le strutture siderurgiche e carbonifere americane, votiamo i Trump di turno, che ci promettono futuri radiosi anche tra le nuvole di smog. Comprensibile che chi abbia un lavoro non voglia perderlo, il problema sono però rischi maggiori e tremendi, che si affacciano all’orizzonte e che fanno sembrare il fantasma della disoccupazione un lenzuolino agitato da un bambino.

Serve consapevolezza comune, servono sacrifici. Servono soldi. Servono lacrime e sangue come in guerra. Prima lo capiamo meglio è, sempre che riusciamo a capirlo prima di soccombere.

*(Oxford committee for Famine Relief)

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