Appunti di viaggio in Kenya – Pt. 4

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Quarta e ultima parte del viaggio in quattro tappe alla scoperta dell’Africa – e del Kenya in particolare – insieme a una volontaria dell’associazione Amici del Kenya. Un’associazione ticinese che opera sul territorio africano dal 2007, le cui attività di volontariato si concentrano sulla costa meridionale del Kenya con molteplici progetti che ruotano attorno all’educazione, il micro-credito (per aiutare le ragazze madri) e la costruzione di pozzi.

Jambo Marafiki!

L’idea di rilassarmi oggi è svanita appena ho aperto gli occhi. Avevo bisogno di vedere i bambini e riempirmi gli occhi, le orecchie e il naso di sensazioni da portare con me sabato. E quindi via. Prima tappa a fare la spesa per le famiglie con i soldi che i nostri amici e sostenitori ci avevano affidato in Ticino. E via per villaggi, alcuni veramente introvabili anche per l’autista del tuk tuk. Ci siamo perfino persi e ridevamo a crepapelle. A un certo punto eravamo così carichi di roba che abbiamo dovuto scendere dal tuk tuk perché in salita non andava più. È cosi a fare colazione a bomboloni alla Nutella!

Arriviamo e riceviamo la solita accoglienza di baci ancor prima di dar loro qualcosa. Sono meravigliosi. Qui alcuni bambini vivono in luoghi talmente “infrattati” che devono correre (loro corrono sempre) per chilometri, per portarsi sulla “strada” principale dove passano i tuk tuk che ne caricano il più possibile per portarli a scuola. Credo che una volta di nuovo in Ticino, la prima mamma che vedrò portare un figlio a scuola col SUV le rigo la macchina.

Qui la scuola si fonda sulla meritocrazia (parola sconosciuta alle nostre latitudini) e quindi i ragazzi studiano come matti giorno e notte.

Abbiamo visitato la scuola, l’asilo, la mensa coperta e la biblioteca con sala computer costruite da Amici del Kenya e abbiamo scoperto con piacevole stupore i bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti. Qui gli stipendi vanno da due a venti franchi al mese. E la vita è cara pure per loro, così non so davvero come fanno.

Sulla strada abbiamo visto una cava dalla quale estraggono calce per fare i mattoni e ho visto operai completamente bianchi di calce, senza mascherine e sotto il sole a 40 gradi.

Qui ci si muove o con una moto-taxi (detta bajaji) in due o tre passeggeri e fare 4 km costa circa 50 centesimi oppure in tuk tuk per un franco. I bajajisti si piazzano fuori dalle case oppure li fermi direttamente per strada, sali (rigorosamente senza casco) e via. In cambio, assolutamente impagabile è la sensazione di totale libertà. Oggi pomeriggio, poi, c’è stato un temporale da paura. Eravamo su di un tuk tuk aperto e praticamente abbiamo fatto il viaggio sotto l’acqua, con il diluvio universale, ma credo di essere stata raramente così felice.

***

Stamattina ultimo giretto in “centro”. C’è un negozietto dove fanno scarpe su misura. Meravigliosi loro. Fanno lavori perfetti, precisi, puntuali. Fa bene al cuore vederli lavorare. Idem per il sarto: vestito su misura pronto in due giorni. Rifiniture perfette. Li ho filmati col magone. Adoro questa gente. E poi, per finire, una sorpresa divertentissima. Vado da Mama Zebra, qui ogni negozietto si chiama Mama qualcosa e, con grande sorpresa, mi accorgo che il proprietario inizia a parlare in perfetto schwiizerdütsch. Siamo morti dal ridere. Ha vissuto per anni a Zurigo e gli manca la Svizzera. Gli chiedo se possiamo fare cambio!

***

Non dirò banalmente cosa mi mancherà di questo posto. Mi limiterò a dire cosa non mi mancherà. Non mi mancheranno le maledette “cunette” che rallentano la velocità di tuk tuk e motorini, alte come una giraffa e che ti schiantano schiena, collo e reni. Non mi mancheranno i moscerini maumau che mi hanno divorata nella savana al punto che ho dovuto ricorrere al cortisone. Non mi mancheranno i due giorni a letto scossa dai brividi dovuti al caldo massacrante, né il fatto di essermi trasformata in carta moschicida da tanto che si appiccicava giorno e notte. Ecco, però, più di così non riesco a trovare. Vi lascio con le ultime immagini di questo posto indescrivibile e vi consiglio di fare questa esperienza una volta o l’altra. Grazie e a presto con ognuno di voi!

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