Appunti su un anno appena finito

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Un altro anno sta per terminare e il bilancio non è particolarmente positivo. A voler essere ottimisti possiamo dire che è contradditorio. Ad esempio, il settimanale Time ha nominato Greta Thunberg personaggio dell’anno, ma al secondo posto si è piazzato Trump: l’acqua santa e il diavolo quasi sullo stesso piano. Ma a vincere è sempre il diavolo (in senso lato), siccome la conferenza di Madrid è terminata con un nulla di fatto, proprio nell’anno in cui le conseguenze dei cambiamenti climatici sono state incontrovertibili.

Il 2019 è stato anche l’anno in cui il populismo sembra essersi ulteriormente consolidato. È vero che il presidente americano è stato messo in stato d’accusa, ma è altamente probabile che il tutto si risolverà con suo un trionfo perché le balle hanno ormai più potere delle verità. A questo proposito è illuminante il saggio del filosofo Aaron James intitolato “Trump. Saggio filosofico sul predominio degli stronzi”. In realtà l’uomo dei Twitter è in buona compagnia: in Russia, Ungheria, Gran Bretagna, Italia, Brasile, India e Cina, tanto per citare solo i principali Paesi dove il populismo impera. Ma volendo, potremmo anche inserire il nostro Paese e il nostro Cantone.

Passiamo a temi che mi sono più confacenti. Tra il 2011 e il 2019 il PIL svizzero (vale a dire la produzione di beni e servizi finali) è aumentato di circa il 12%, mentre nello stesso periodo l’indice di borsa SMI ha registrato una crescita di circa il 65%. In teoria il valore dei titoli della borsa svizzera (SMI) rispecchia l’andamento azionario delle principali società nazionali e dunque dovrebbe avere una correlazione ragionevolmente parallela con l’economia reale. Evidentemente non è così e negli altri Paesi in – ad esempio USA – il divario è ben peggiore. Naturalmente gli esperti di finanza hanno spiegazioni convincenti ma la realtà è che oggi i guadagni si fanno giocando (termine comune) in borsa e non producendo cose concrete. Si potrebbe perlomeno supporre che i guadagni registrati sulle azioni delle principali società si siano tramutati in investimenti, mentre tra il 2011 e il 2016 gli investimenti lordi in Svizzera sono aumenti di poco più dell’1 %. Parallelamente continua la competizione fiscale cantonale sull’utile delle imprese perché – ci dicono – se non abbiamo una competitività fiscale concorrenziale le imprese si spostano dove le condizioni sono più attrattive. Questa è forse una delle maggiori bufale economiche, come se le imprese fossero come delle valigie che si possono riempire e facilmente spostare. Evidentemente non è così. E se proprio anche fosse, basterebbe lanciare un’iniziativa che uniformi le imposizioni cantonali e la corsa al massacro terminerebbe subito.

Nel frattempo, la povertà aumenta anche in Svizzera e soprattutto in Ticino. Naturalmente la colpa è dei frontalieri e non delle imprese che approfittano della situazione. Finalmente dopo anni di dibattiti si è trovato un accordo per fissare un salario minimo attorno ai 20 franchi l’ora. Una vera pacchia! D’altronde il nostro cantone è – ci dicono – “altamente competitivo e professionale” e a furia di ripeterlo, ormai in molti ci credono quasi tutti.

Il 2019 è finito con la notizia che ci prepariamo a spendere 6 miliardi per nuovi aerei da combattimento. L’operazione sarebbe interessante perché circa il 60% di questo importo andrebbe ad appannaggio di ditte svizzere. Ma se queste 6 miliardi li spendessimo per implementare le tecnologie rinnovabili e la loro diffusione, le ricadute non sarebbero molto vicine al 100%?

L’elenco delle contraddizioni del 2019 potrebbe naturalmente proseguire, ma non troveremo nulla di eclatante, che non abbiamo già visto negli anni scorsi e che vedremo anche nei prossimi. Nulla di nuovo sotto il sole, perlomeno fino a quando potremmo continuare a vederlo.

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