Aveva solo dieci anni

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Un piccolo clandestino dalla Costa d’Avorio è stato ritrovato nel vano del carrello di un aereo di linea dell’Air France all’aeroporto di Parigi. Il vano del carrello non è riscaldato ovviamente. A 10’000 metri le temperature scendono a -50 gradi.

Aveva dieci anni e non sapeva un cazzo di aerei. Lui li vedeva partire da Abidjan, andare in Francia. La sua lingua madre magari era il baulé, oppure lo djoula, ma la lingua ufficiale del suo Paese è il francese e la sanno tutti. Lui vedeva le carlinghe lucide e candide degli aerei della Air France, le righe blu e rosse sulla coda che sembravano perdersi nel cielo come frecce. 

In quei bolidi candidi e affusolati vedeva la libertà. Non sappiamo da cosa, dalla miseria, da un padre violento. Oppure scappava per raggiungere qualcuno che era già in Francia, un cugino, un fratello. 

Aveva dieci anni e non sapeva un cazzo di aerei, quando di notte si è nascosto nel vano che accoglie le ruote dei Boeing 777, quando rientrano nelle pance al decollo. Volava verso la Francia, convinto che ci sarebbe voluta qualche ora, nascosto tra il puzzo di kerosene, di olio lubrificante e di gomma. All’inizio era euforico, sentiva la macchina salire, l’enorme potenza dei motori e del frastuono lo spaventavano, ma poi piano piano si è abituato. 1000 metri, 2000, 3000. Poi sempre più su, comincia a fare freddo. Un freddo tagliente che non aveva mai provato. L’ossigeno si fa rarefatto 6000, 7000, 8000 metri. Il freddo morde come un cane randagio, lui capisce di avere fatto un errore ma è tardi. Chiama la mamma balbettando per il freddo, lo fa di sicuro, lo facciamo sempre quando il terrore ci attanaglia le viscere. 

10’000 metri, altezza di crociera, 900 chilometri orari. Tra i 6 e i 10’000 metri di altezza c’è il rischio di ipossia, mancanza di ossigeno. Anche i piloti degli alianti devono mettere le bombole d’ossigeno. A quell’altezza ci sono -50 gradi centigradi. Non sappiamo come fosse vestito. Una maglietta, un giacchino, dei pantaloni leggeri…magari delle scarpe da ginnastica o dei sandali. Sopra di lui a pochi metri, i passeggeri chiacchierano, ridono, bevono qualcosa…sonnecchiano a 20 gradi centigradi.

Aveva dieci anni e non sapeva un cazzo di aerei. A terra l’hanno trovato congelato, come un pollo in freezer, duro e rattrappito, chiuso su se stesso come una conchiglia, la brina che luccicava sulla pelle d’ebano. Una donna sui social, la foto del profilo con in braccio un neonato ha scritto: “spero che gli abbia chiesto il rimborso del biglietto”.

Che ridere. Da schiantarsi, da rotolarsi a terra. Da perdere il controllo e mettersi a urlare. 

In Costa d’Avorio i bambini di dieci anni non sanno un cazzo di aerei, manco hanno la bicicletta. Li vedono partire e atterrare da dietro le reti metalliche di delimitazione, come grandi uccelli bianchi che profumano d’Europa, di ricchezza e libertà. Mica sanno che sono bare volanti di lamiera e che l’unica libertà è la morte. Gli anziani portano ancora i costumi tradizionali in Costa d’Avorio, vestiti sgargianti, gialli e blu, con quei buffi zuccotti sulla testa. Ci sono spiagge turchesi e cobalto laggiù, da dove partiva la tratta degli schiavi e il traffico di zanne d’elefante. Cosa ne sanno di aerei.

Aveva dieci anni, giocava e rideva con la bianchissima chiostra di denti, gli occhi come liquide biglie nere. Correva per le strade polverose con gli amici, attraverso le piantagioni di cacao e magari se era un giorno speciale, sua mamma gli preparava il kedjenou, “il pollo in bicicletta”, perché sono animali che corrono liberi e mangiano quello che trovano. Ora il pollo in freezer è lui. Chiuso in una cella della morgue, manco hanno dovuto congelarlo, lo era già. 

Dorme il piccolo clandestino, del sonno pesante senza ritorno, gli occhi induriti e rappresi nelle orbite.

Speriamo che gli abbiano rimborsato il biglietto, e che noi riusciamo a riscoprire quell’umanità che abbiamo perso chissà dove e molto tempo fa, tra Facebook e Instagram, ordinando pacchi da Amazon mentre guardavamo l’ultima serie tv di Netflix.

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