Che fine farà Lugano?

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Certo che Lugano è buffa. In queste elezioni assistiamo a di tutto e di più, con abbandoni, defezioni, trombature sonore tra PPD e PLR, tutte azioni che di per se stesse minano i partiti che le vedono coinvolte. Gli altri assistono basiti, non convinti ancora di tanta fortuna.

Parte il PLR con l’abbandono di Bertini. Il pupo prodigio del PLR, non avendo trovato il suo posto al sole, se ne va, lasciando la sua sezione con un palmo di naso. Il presidente Tognola, al Quotidiano, chiamato a dare spiegazioni, sembrava uno appena tornato da Sharm El Sheikh che raccontava quanto è scialla la vita sul Mar Rosso. Al salvataggio arriva Fulvio Pelli, che concorre però solo per il Consiglio Comunale, il recupero di una cariatide che ormai ha stufato pure i suoi.


Poi è la volta dei PPD, che dopo aver visto la mancata ricandidatura del municipale Angelo Jelmini e le dimissioni del presidente sezionale Angelo Petralli, mette in lista la sgomitante Nadia Ghisolfi, estromettendo una macchina da voti come Sara Beretta Piccoli, che ora sembra orientata per la compagine dei Verdi. Ghisolfi, nonostante il posto in lista richiesto a gran voce e ratificato dal PPD, rischia forte per il riflesso d’antipatia che ha creato questa manovra. Se a questo aggiungiamo la richiesta presidenziale di far rientrare Beretta Piccoli facendo saltare un altro candidato al Municipio, glissiamo elegantemente.


È poi la volta di Jacques Ducry, che si voleva candidare per il PLR al Consiglio Comunale e che poi, in seguito ad alcune poco lusinghiere prese di posizione di alcuni esponenti PLR sulla stampa ha ritirato la sua candidatura, dichiarando che alla fine i suoi correligionari sono un po’ dei buffalmacchi privi di cultura politica e di apertura mentale.


Le altre compagini stanno zitte e si fregano le mani, vedendo in questi sfracelli una corsia preferenziale per i propri movimenti. Il loro agire anche se magari non brillante, perlomeno impone di starsene zitti e buoni oppure, come nel caso della capogruppo in CC per il PS Simona Buri, di provarci ritirandosi in buon ordine e senza polemiche dopo aver perso la sfida nel tentativo di arrocco.

Fatto sta che i giochi non sono ancora fatti, anzi, la città di Lugano, rischia di vedere dei grossi cambiamenti sia all’interno del legislativo che dell’esecutivo. Certo che tutti questi pasticci sono forieri di certi cambiamenti, di un certo modo di fare politica che mostra oggi i suoi limiti.

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