Da Berlino a Bosco Gurin passando da Arosa

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Erano anni che non “salivo” a Bosco Gurin, quel paesino che è in sé un unicum non soltanto in Ticino, ma in tutta la Svizzera. Dico “Salivo” poiché per andarci bisogna davvero salire, 16 km tutti in tornanti stretti a partire da Cevio. Fino a Cerentino, due chilometri più giù non vi è traccia di neve ed è proprio dopo l’ultima curva e il pannello che ti augura il benvenuto nell’incredibile villaggio dei Valser che la neve te la trovi in quantità, due metri almeno. A Bosco, domenica scorsa, ho incontrato un abitante insolito.

Un gioiellino incastonato tra le alte montagne

Chi non è mai stato in cima alla Val Rovana, una laterale della Valmaggia ai confini con l’alto Vallese, dove a soli 1506 metri hai l’impressione di essere molto più in alto fosse solo per l’enorme quantità di neve che vi cade ogni santo inverno, dovrebbe andarvi almeno una volta nella vita. Ne vale davvero la pena.

Bosco Gurin, fondato nel 1253 da una comunità di coloni Valser di lingua tedesca, in transito dall’alto Vallese verso la Val Formazza (I), è un vero gioiellino incastonato in un paesaggio da favola, tra altissime montagne che durante i mesi invernali impediscono al sole di arrivare fino ai piedi della valle, lasciando così nell’ombra le case del paese, ciò che spiega, oltre alle correnti favorevoli, l’eccezionale innevamento per quell’altitudine. D’estate invece Bosco gode di un soleggiamento eccezionalmente lungo.

Io a Bosco vi ero stata d’estate per visitare quelle strane case di legno su palafitte costruite dai Valser e che oggi fungono da fienili, depositi o negozietti, ma m’incuriosiva constatare di persona se davvero la neve era caduta così abbondante come si diceva sin da novembre. In televisione avevo visto un’intervista del sindaco del paese, il quale si intravedeva a malapena tra due altissime pareti bianche, ma insomma andare sul posto era un’altra cosa.

Come gli inverni della mia infanzia

Cosicché domenica scorsa, mi sono messa in viaggio e ho percorso i 79,2 chilometri che separano casa mia dall’ultimo paese dalla Val Rovana, un’ora e mezza di macchina. Giunta a Cerentino, davanti ai prati verdi, mi sono chiesta se davvero a Bosco, due chilometri e mezzo più in su l’avrei davvero trovata la neve! Eccome se ce n’era, così tanta non ne vedevo da anni, sin dalla mia infanzia in quel della Valle della Brévine dove vivevano i nonni materni. Furono alla volta una sorpresa ed un’emozione indicibili, un ritorno a sensazioni di un lontanissimo passato, odori e freddo pungente compresi.

Durante la mia passeggiata tra le belle e strette viuzze del paesino dove dietro ad ogni angolo si scoprono meraviglie, ho fatto un insolito incontro: davanti ad una fattoria, a ridosso dalle piste da sci, una bancarella proponeva “vin brûlé, 3 fr, self-service” … Non avevo moneta e, per caso il contadino uscendo a quel momento sull’uscio di casa, accettò di fare una deroga al self-service e vendermi un bicchiere del suo eccellente vin brûlé tanto colmo di frutta che lo faceva quasi assomigliare ad una sangria bollente.

Così intavolammo un discorso o, meglio, mi misi a fargli domande da imperterrita giornalista che sono. L’uomo, sulla sessantina, cappello nero sulla testa brizzolata, viso marcato da chi vive molto all’aria aperta non sapeva l’italiano cosicché dovetti parlargli in tedesco. Mi accorsi però ben presto che il suo non era un accento svizzero e quindi, una domanda tira l’altra il contadino di Bosco mi raccontò la sua storia.

Dalla Germania dell’Est a Bosco

Nato nell’allora Germania dell’Est – lui disse la DDR – vicino a Berlino, si trasferì in Svizzera ad Arosa dove conobbe la moglie, una “Güriner” ossia una donna di Bosco Gurin e, mi spiegò, fu per amor della moglie, che alcuni decenni orsono, accettò di spostarsi nel paese dei Valser dove avviò la sua attività di contadino. Ma, mi stupì io, da Berlino a Bosco come ci si può abituare? “Sa alla fine qui si sta bene, d’estate c’è tanto sole, l’aria è buona, siamo soltanto in 42 persone, è questione d’abitudine” … E l’italiano, in tanti anni, non l’ha mai imparato? “Lo capisco, ma non ho bisogno di parlarlo, qua tutti parlano il dialetto svizzero tedesco …” E io ancora incredula, a lanciare l’ultima stoccata … e così tanta neve, come si fa? “Si fa … tanto ormai, almeno di pioggia o sbalzi di temperatura, la neve rimarrà fino ad aprile o forse fino addirittura a maggio! È anche vero che quest’anno è arrivata troppo presto!” ammette il nostro anomalo contadino prima di alzare, galante, il suo cappello e congedarsi: “Torni a trovarci quest’estate quando farà caldo e il sole ci regalerà dei tramonti mozzafiato!”

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