Della Santa, un libro dai margini dell’impero

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Un libro che arriva dai margini dell’impero, cioè della nostra società. Un libro che non avrà una grandissima eco ma che a noi piace mettere in risalto. Perché importante e necessario. L’ha scritto Cristina Della Santa.

Fra le belle sorprese librarie di fine anno ecco «di un fragile legame» scritto da Cristina Della Santa e pubblicato dalle edizioni Ulivo di Balerna. 97 pagine dal peso specifico enorme, 97 pagine che non si possono leggere con nonchalance. Perché la scrittura è pensata parola per parola, perché gli argomenti trattati sono attualissimi quanto reali (su tutti: i campi profughi), perché la visione sottesa a queste pagine è da applausi. Storie dai margini dell’impero, storie che di solito vengono ignorate se non bandite o, peggio ancora, trasformate dalla cronaca in numeri, tabelle, cifre aride e fredde. E invece ci sono tanti drammi, tantissimi indicibili, dietro questi grafici. E vanno raccontati, vanno narrati con lucidità e … speranza. Come fa Cristina Della Santa in questa sua minima ma fondamentale pubblicazione.

Il titolo è scritto tutto in minuscolo e persino il nome dell’autrice non viene messo in risalto. Poche anche le note biografiche, limitate alle esperienze professionali, comunque di grande rilevanza: insegnante di lingua per allievi che arrivano da lontano (docente interculturale) e infermiera presso campi profughi.

Per il resto nessuna notizia della scrittrice: niente anagrafe e nessun riferimento al paese di origine (comunque un bel po’ di Ticino lo si intravede). Come se tutto questo avesse un’importanza relativa, come se la vera essenza di questo libro stia altrove: in quello che viene raccontato. Tant’è che persino la voce narrante cambia capitolo dopo capitolo, ora è la badante laureata arrivata dall’est, ora il magrebino analfabeta che ha visto morire tutti i suoi e non riesce a liberare la propria testa da troppo pesanti immagini e esperienze, o ancora il frontaliere che affronta una quotidianità davvero gravosa.

Il lettore però non pensi ad un concentrato di tristi testimonianze e/o di denunce anche immaginabili. No, «di un fragile legame» è anche altro. Ad esempio vi è un capitolo, quello dedicato ad una partita di pallone, che da solo merita l’acquisto e la lettura del libro e che, parere di chi firma questo contributo, andrebbe inserito nelle antologie scolastiche (sempre che esistano ancora… ). Una partita di calcio senza pallone, senza squadre e senza vincitori né vinti. Un incontro pallonaro immaginato e immaginario in cui lo spirito dello sport viene elevato a potenza e reso finalmente libero da interessi, da antagonismo esasperato e divisioni inspiegabili. Una partita nella quale i festeggiamenti dopo un gol sono collettivi ed escludono nessuno.

Certo poi si potrebbe aggiungere che il fil rouge del romanzo, una scatola che la protagonista riceve in eredità dal padre (mai conosciuto), è originale. Anche se lei rifiuta questo dono, tenta di abbandonarlo (e ricomparirà nei diversi capitoli). Si potrebbe aggiungere che linguaggi e lingue dei diversi personaggi sono differenti (certe pagine arrivano proprio da un diario di un profugo) e l’unica liaison è … la disperazione. Si, si potrebbero aggiungere tante altre cose ma il dato finale più potente riporta in mente una citazione, che qui adattiamo, di Walt Whitman: «un romanzo non cambia il mondo, ma il mondo è diverso se gli si antepone un romanzo». Contenti di averlo letto, questo «di un fragile legame». Contenti ed anche arricchiti. Persino un po’ di più arrabbiati contro certe storture che la nostra società si vanta addirittura di praticare, come quell’egoismo bieco che fa capolino nelle quasi cento pagine.

Interessante e bello il dialogo introduttivo con Anna Felder.

«di un fragile legame», 2019, di Cristina Della Santa, ed. edizioni Ulivo, 2019, pag. 97, Fr. 20,00.

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