Di Roger mi fido

Di

Che Roger Federer sia un signore di altri tempi lo sapevamo, nessuno deve dircelo. La recente polemica che lo ha coinvolto, ha dimostrato che Roger ha un’enorme capacità, quella di analizzare la situazione e di mettersi in discussione.

La situazione parte dalle critiche ambientaliste, a cui si era unita Greta Thunberg. Federer, testimonial del Credit Suisse (e di altre dozzine di brand, che ringraziano il Signore ogni mattina per esserselo accaparrato) veniva accusato di sostenere l’istituto di credito con la sua immagine, istituto che investe in energie fossili, fomentando di conseguenza l’inquinamento e l’effetto serra.

Un plauso agli ambientalisti, che si sono lanciati, per idealismo, contro la corazzata Federer, che qualunque cosa faccia ormai, ha dei followers più fanatici di Salvini. Folle adoranti guardano Roger come a Napoli si guarda San Gennaro, con un misto di adorazione ed estasi mistica. D’altronde, negli anni, lo sportivo elvetico ha saputo capitalizzare non solo successi sul campo da tennis, ma è anche riuscito a costruire un capitale di empatia, gentilezza ed eleganza che raramente hanno avuto uguali nello sport.

Federer, che poteva tacere serenamente e ignorare tutto ha invece dato un’enorme lezione di umiltà al mondo. Non solo si è detto d’accordo con gli ambientalisti, ma ha promesso che farà valere il suo peso per cercare di cambiare le cose:

Sono anche grato a questi giovani attivisti di averci costretti a esaminare il nostro comportamento.

Apprezzo i richiami alle mia responsabilità in quando persona, atleta e imprenditore e mi impegno a utilizzare questa posizione privilegiata per discutere di questioni importanti con i miei sponsor“.

Beh, noblesse oblige. Quante sono le persone che si mettono in discussione a questo modo, quanti i politici che ammettono di avere sbagliato? Questo agire ha sicuramente messo il Credito Svizzero sulla graticola e ci troviamo di fronte a un paradosso: Federer è un personaggio talmente iconico e con un’immagine talmente potente a livello popolare, da poter riuscire, plausibilmente, a fare pressioni.

Non mi illudo che da domani il Credito Svizzero cambi politica, è pur vero però che avere gli occhi di tutti addosso mette nervosismo. Istituti come il Credit Suisse ed altri attori, saranno chiamati, almeno spero, nei prossimi anni, a cambiare le proprie politiche ambientali. La dichiarazione dell’istituto in cui cerca di convincere gli ambientalisti della popria vocazione verde appare opportunistica e poco sincera.

Di Roger invece mi fido. È una di quelle persone che non hanno bisogno del plauso popolare, ce l’hanno già, e un suo silenzio non avrebbe modificato di molto l’aura mistica che lo circonda. Io a Roger credo. Perché ha fatto una donazione per l’Australia, perché investe milioni in beneficenza, perché ha a cuore il pianeta in cui vive. Perché Roger ha dei figli, e lascerà a loro questo pianeta, che ruota nello spazio come una palla da tennis. Roger è chiamato disperatamente dagli ambientalisti a giocare la partita più importante della sua vita: quella per il futuro di noi tutti.