Escalation USA-Iran

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È morto il potente generale iraniano, sessantaduenne Qasem Soleimani, capo delle forze speciali Qods, in seguito ad un raid statunitense sferrato questa mattina nelle vicinanze dell’aereoporto internazionale di Baghdad in Iraq.

L’ordine d’attacco è stato dato dal presidente Donald Trump.

Il capo supremo Ayatollah Ali Khamenei ha subito dichiarato “una vendetta durissima” per il martirio di Soleimani annunciando tre giorni di lutto nazionale.

La Forza di Qods è un’unità speciale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica con reparti di alta specializzazione nelle operazioni militari e tattiche al di fuori del Paese.

L’operazione militare rischia di imprimere una ulteriore escalation nella tensione fra gli USA e l’Iran che potrebbe sfociare in un conflitto. Le due nazioni sono già protagoniste di guerre per procure in molte aree mediorientali. Ad accelerare la crisi, in questi ultimi due anni è la decisione di Donald Trump, dell’otto maggio 2018, di ritirarsi unilateralmente dall’accordo nucleare iraniano, raggiunto faticosamente nel 2015, ciò ha portato all’imposizione di sanzioni durissime contro l’Iran.

Non è comunque chiaro se Trump abbia o meno avvertito qualcuno in Congresso dell’attacco. Se non lo avesse fatto, il rischio per il presidente è quello di aprire un nuovo fronte di scontro oltre a quello dell’impeachment e di innervosire anche alcuni senatori sul fronte repubblicano, che potrebbero fargli mancare il loro appoggio in Senato per il processo per la sua messa in stato di accusa.

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