Ferruccio era in piazza

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Ferruccio era in piazza per acclamare Bonaccini. Ferruccio ha novant’anni. Che bello vedere un uomo di quell’età entusiasmarsi ancora per la politica, per la sua città, per la sinistra. Piccolino, col berretto beige, perché gli anziani lo portano il berretto, che tiene caldo alla testa di capelli radi.

Tu pensi che uno a novant’anni aspetta solo di andarsene, e magari spera di farlo serenamente, senza tante complicazioni. Ma Ferruccio è lì. Lo vediamo in una bella foto, una foto che sa di amore, dove Bonaccini, riconfermato governatore di quella terra, lo stringe a sé sorridendo.

Lo stringe più come se fosse un figlio, che un nonno.

Ma non è il fatto che Ferruccio ha novant’anni.

È per il fatto che Ferruccio, con quel nome buffo e carino, che sa di ruggine e cortile, è l’unico superstite della sua famiglia. Perché aveva 16 anni, quando ha dovuto confrontarsi con l’orrore.

A 16 anni dovresti essere spensierato, allegro. Dovresti avere i primi amori, correre in giro per fare paese, per cambiare quello che non ti va. A 16 anni spacchi tutto e hai il futuro davanti…oppure hai l’incubo che ti accompagnerà per tutta la tua faticosa, infima, sgradevole vita.

A 16 anni non dovresti seppellire i tuoi familiari, i tuoi parenti. Non dovresti vedere il cadavere nudo di tuo padre, che ha visto massacrare tutta la sua famiglia prima di essere ammazzato dai nazifascisti. Ferruccio è l’unico che è rimasto, per seppellire 18 persone ammazzate, in quella meravigliosa e ubertosa terra che è l’Emilia Romagna. Bella, una terra fatta di fieno, alberi da frutto e colline delicate e generose.

Ferruccio, lo sappiamo, ha vissuto tutta la sua cazzo di vita con quel dolore immenso, con quella voragine imperscrutabile che gli mangiava il cervello. Con le immagini dei familiari sventrati e con i maiali che ne mangiavano le viscere. Non è un’iperbole narrativa, è la cruda realtà. I maiali dell’Emilia, inconsapevole fortuna di un territorio, non vanno di fino, mangiano quello che c’è, sono onnivori. E per assurdo, il pietoso pascersi dei maiali, ha più gentilezza e ovvietà degli eccidi dei boia, che 75 anni fa, insanguinarono le terre di Matilde di Canossa.

Nessuno dovrebbe mai vivere questo. Nessuno dovrebbe trovarsi, a novant’anni, superstite, ad avere paura che i farabutti che ieri hanno sterminato la sua gente, tornino col timbro del voto. Perché è questo che sono Salvini e la sua gente. Sono la sublimazione dell’odio, della rabbia, della fanfaronaggine.