Il capitalismo ha fallito. Parola di capitalista.

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Mercoledì  22 gennaio a Davos si è tenuta la cinquantesima edizione del World Economic Forum. Fra i temi principali troviamo l’emergenza climatica e suoi legami diretti con l’economia. Un sincero mea culpa da parte dei giganti o la solita retorica? 

“L’attuale capitalismo produce crisi, instabilità sociale e politica e va riformato prima che sia troppo tardi”. No. Non è stato un nostalgico comunista a dirlo con il pugno teso durante una riunione di partito.

A dirlo è Klaus Schwab, economista tedesco, nonché fondatore e attuale direttore esecutivo del Forum di Davos, il congresso economico che ogni anno richiama il mondo a ritrovarsi qui, in Svizzera.

Ed è proprio a quella parte di mondo ha chiamato a sé, fatto da politici, economisti e  grandi industriali che si rivolge, mentre parla  alla stampa.

Un discorso semplice, forse intriso anche da una punta di ipocrisia, ma significativo, soprattutto se ci soffermiamo a sentire da quale pulpito proviene. Eppure, il messaggio non è stato colto da molti.

Il Golia americano e il Davide svedese 

Non c’è dubbio. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’attivista svedese Greta Thunberg sono stati i protagonisti mediatici dell’edizione numero cinquanta del congresso di Davos.

Due visioni che viaggiano su binari opposti, figlie di ideali incompatibili fra loro. Lei combattente per il clima, lui impegnato nella lotta all’espansionismo cinese. Lei preoccupata per le sorti del pianeta, lui occupato a far gli interessi delle multinazionali del petrolio.

“Oggi le persone sono più consapevoli. Grazie alla spinta dei giovani sembra che il clima e l’ambiente ora siano un argomento caldo. Allo stesso tempo, però, non è stato realizzato nulla. Le emissioni globali continuano ad aumentare. Dobbiamo iniziare ad ascoltare la scienza e trattare questa crisi con l’importanza che merita” ha detto Greta ai partecipanti, e poi, rivolgendosi ai media ha dichiarato “Le persone muoiono a causa del cambiamento climatico, e anche una sola frazione di grado centigrado di riscaldamento è importante. Ma non credo di aver mai visto un solo media comunicarlo: so che non volete dirlo, ma io continuerò a ripeterlo finché voi non lo scriverete”.

Di tutt’altro tenore il discorso del presidente statunitense, che al Forum ha voluto concentrarsi maggiormente sulla crescita economica Usa e sui benefici dati dell’aumento della produzione del gas e del greggio sul suolo americano.

Riguardo agli attivisti climatici invece Trump non ha espresso parole lusinghiere, dato che li ha definiti “profeti di sventura” e, rivolgendosi a Greta, l’ha invitata a concentrare la sua rabbia sulla mancata iniziativa di paesi che inquinano molto più degli Usa. 

Il capitalismo ha fallito

Nonostante la Thunberg abbia dalla sua parte la comunità scientifica e un consenso mediatico molto forte, sembra non aver molta presa sul pubblico di Davos, che preferisce comunque sbilanciarsi di più verso l’inquilino della Casa Bianca.

Non c’è da stupirsi. Chi è chiamato a partecipare al WEF proviene dallo stesso contesto del presidente, e segue chi detiene il potere e la ricchezza. Sono gli stessi che non stanno facendo niente  per cambiare la situazione ambientale. Sono gli stessi che puntano il dito contro il cittadino dicendo che è per colpa sua se inquina, ma si dimenticano di dire che sono loro foraggiare un sistema economico e sociale che punta a un consumismo eccessivo. 

È lo stesso Schwab a dirlo “Il neo-liberismo estremo e la spinta ai massimi profitti producono un abisso tra i ricchi e i poveri che determina nella popolazione un evidente senso di mancanza di giustizia sociale, accentuata dal boom dei social media”. 

E se lo dice un capitalista, perché non dargli ascolto? 

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