Il digiuno per Salvini

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Mancava solo il digiuno. Sembra ormai che Salvini non si accontenti più di essere soltanto un politico, ma che aspiri alla santità. L’ultima trovata è il salto del pasto collettivo di protesta, che si è tenuto qualche giorno fa.

Siamo onesti, nessuno può controllare. Per quanto ne so, anche se mi dici che digiuni, magari sei a casa a sfondarti di maritozzi, coppa e grana padano. D’altronde Salvini non è un asceta che ispira digiuni epocali alla Ghandi, anzi, il paffutello ex ministro, sempre in giro a difendere le eccellenze regionali, ha più post al suo attivo dove si abbuffa piuttosto che dove parla di politica.

Il digiuno, nella teoria della macchina mediatica, avrebbe dovuto sottolineare il disappunto degli italiani per il processo in seguito ai fatti della nave Gregoretti.

Sulla sua pagina si poteva aderire all’azione di protesta:

“Salvini a processo, rischia la galera per aver difeso la patria» e: «Sto con lui e digiunerò per un giorno in segno di solidarietà”.

Questa ennesima idiozia, che porta capitan Findus a chiedere un digiuno di protesta in suo sostegno è una delle ultime follie della sua narrazione social. Perché alla fine a questo si limita tutto ciò. Salvini col rosario in mano che digiuna, ci sembrava una versione grassoccia di Giovanni Battista. E il suo rimando alla santità, nel tentativo di creare un personaggio quasi religioso è plateale. Il prossimo passo a questo punto è un’autoflagellazione pubblica come ai tempi della peste. Salvini comunque spiega ai suoi follower:

“Oggi digiuno nel nome di un’Italia che deve avere il diritto di difendere i suoi confini, il suo lavoro, la sua cultura, le sue bellezze, la sua storia, la sua sicurezza e la sua identità. Perché per me bloccare l’immigrazione clandestina non era un diritto ma un dovere”.

Un marasma di patria, Dio e famiglia, che a chi ha un po’ di sale in zucca e ancora un po’ di discernimento non può far altro che far storcere il naso. L’amarezza è vedere che il voto ormai non segue più delle logiche pratiche, ma un’accozzaglia di simbolismi senza capo né coda che non hanno, alla fine, nessun contenuto reale. Una specie di film come “I dieci Comandamenti” con il grande leader santo e il popolo eletto. Oggi il voto in Emilia Romagna, lì sapremo se la psicotica narrazione salviniana avrà fatto presa.

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