Il migliore alleato dell’ambiente

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Siamo all’assurdo, dove ci si rende conto, con rammarico e angoscia, che il migliore alleato di Greta Thunberg non sono i movimenti ecologisti, i giovani o chi si preoccupa dell’ambiente. Sono i disastri climatici.

L’Australia è da sempre gregaria degli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda le politiche energetiche. L’attuale governo conservatore, infatti, sposa non solo le politiche migratorie di Trump, ma anche quelle ambientali ed energetiche. Un governo che nonostante tutto, riesce ancora nell’iperbolica impresa di negare il nesso tra incendi e cambiamenti climatici, ovvio.

C’è anche un’altra certezza però, molti degli australiani che ieri hanno votato conservatore, potrebbero orientarsi verso gli ecologisti. E orientarsi è un eufemismo.

L’anno più caldo della storia

Che il disastro australiano sia figlio dei cambiamenti climatici è una logica stringente: aridità, mancanza di precipitazioni, temperature oltre i 49 gradi, venti turbinosi, hanno reso la terra dei canguri un inferno. Il Bureau of Meteorology australiano ha dichiarato il 2019 l’anno più caldo della storia, ma il clima non c’entra, ovvio.

Incendi devastanti, inutile dirlo, viste le cronache di questi giorni, fanno impallidire il disastro amazzonico o i roghi nelle torbiere siberiane.

Oltre al fuoco, una cappa di fumo che impedisce a numerose zone d’Australia, soprattutto nel Nuovo Galles del Sud, di vedere il sole da settimane, un cielo rosso cupo che accompagna la vita di centinaia di migliaia di persone, in buona parte evacuate verso le spiagge. Ad oggi 24 vittime (gli uomini corrono più veloce dei koala), milioni di animali morti, ettari di eucalipti e boscaglie distrutti. Nonostante tutto questo armageddon di fiamme, il primo ministro Scott Morrison (del partito liberale d’Australia, con orientamento di centro destra e liberista) e il suo ministro per le riduzione delle emissioni Angus Taylor (si, fa ridere, hanno anche un ministro apposta, naturalmente dello stesso partito) hanno ribadito che il loro Paese non ha bisogno di limitare le emissioni di carbone per contrastare il riscaldamento climatico.

Un governo ottuso

Questi incendi, come dicevamo sono purtroppo il migliore alleato degli ambientalisti. Non purtroppo per loro o per noi, che ovviamente non vorremmo vedere queste devastazioni che fanno male al cuore, ma per quelle menti torpide che ancora negano, come il governo australiano, che ancora attaccano o insultano l’attivista svedese che ha fatto aprire gli occhi al mondo.

Di sicuro la percezione dell’australiano medio è cambiata. In un Paese terribilmente a rischio, questi incendi, più che un’avvisaglia sembrano un colpo di grazia. Mancanza d’acqua, desertificazione, sono solo alcuni dei problemi con cui è confrontata buona parte del continente, che è abitato prevalentemente sulle coste proprio perché una parte importante dei territori centrali è già semidesertica.

Ha più cervello un Kookaburra

Ostinarsi nelle politiche carbonifere o petrolifere, negare l’evidenza, snobbare gli accordi di Madrid, sembrano decisioni e scelte terribilmente miopi e stupide, alla luce riverberante delle fiamme che distruggono il bush australiano. Ieri a Sidney pioveva, quanto servirà non si sa, domenica è previsto il ritorno del bel tempo.

Una certezza ora gli australiani ce l’hanno però, c’è più cervello nel cranio di un Kookaburra che in quello del loro primo ministro.

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