Iran: sanzioni e declino del riformismo 

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L’inizio della fine di un decennio comincia col botto. Nelle prime ore della mattinata del 3 gennaio, in una operazione militare, un drone statunitense lancia alcuni missili che uccidono il generale Qassem Soleimani. 

Le due auto colpite si trovavano nei pressi dell’aereoporto di Baghdad, e con lui sono cadute altre 7 persone, tra cui l’alto dirigente delle Forze di Mobilitazione Popolare irachena, Hashd El Shaabi.

L’ordine di assassinio di Soleimani è stato impartito, unilateralmente, dal presidente Donald Trump, senza aver consultato il Congresso. È un atto di terrorismo di Stato e costituisce una grave violazione ai sensi del diritto internazionale, sancito nella carta delle Nazioni Unite, motivo per cui Trump deve essere messo sotto accusa.

Subito dopo quest’atto criminoso i media corporativi americani celebrano l’omicidio e incoraggiano Trump ad attaccare l’Iran.

Chi era Qassem Soleimani

Potente e carismatico comandante della Brigata Qods, un’unità di forze speciali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), dal 1998. Nato a Kerman, sud est dell’Iran, nel 1957, il personaggio patriottico più popolare del Paese, diventato l’incarnazione del fervore e del messianismo sciita, anche oltre confine. Calmo e loquace, uomo di fiducia e primo consigliere della guida suprema Ali Khamenei.

Per gli sciiti in Medio Oriente era il Che Guevara iraniano, eroe nella lotta contro il Daesh. Il suo contributo nell’addestrare le milizie popolari in Siria, in Libano, in Yemen e in Iraq è stato risolutivo per la sconfitta dell’ISIS e nella cacciata delle varie formazioni jihadiste legate ad Al Qaeda.

Lo hanno ucciso coloro che, dall’11 settembre 2001 in poi, nel nome di “guerra al terrorismo”, terrorizzano il Medio Oriente. Vi sono innumerevoli video, foto e documenti fornite dalle unità sotto il commando di Soleimani, che testimoniano la collaborazione di americani e NATO con le orde di tagliagole; rifornimenti di armi di ogni genere di materiale bellico, evacuazioni da situazioni compromesse (come a Raqqa e Mosul), oltre alle note documentate di finanziamento e rifornimento di intelligence.

La campagna di “massima pressione” e sanzioni favorisce l’IRGC (i pasdaran, corpo delle guardie della rivoluzione islamica) e i fondamentalisti conservatori.

Il clima di tensione tra Washington e Teheran è stato alimentato dalla decisione di Trump, dell’8 maggio 2018, di ritirarsi dall’accordo nucleare, raggiunto nel 2015. Ciò ha causato l’imposizione di sanzioni contro l’Iran che ha stravolto l’agenda politica del presidente riformista Rouhani, che vinse le elezioni del 2013 e quelle del 2017 grazie anche ad un proposta che intendeva sfidare e ridimensionare il dominio economico dei conservatori religiosi. 

Trump ha favorito i pasdaran

Le sanzioni hanno alterato vistosamente le dinamiche economiche del Paese facendole virare a favore degli interessi monetari dell’IRGC. La crescita e l’influenza economica dei Pasdaran ebbe inizio durante la presidenza di Mahmood Ahmadinejad, al quale strapparono il diritto di sfruttare la più grande riserva di giacimenti di gas al mondo (South Pars), e attraverso le loro fondazioni Bonyad (grandi istituti economici del Paese), incrementarono la loro attività industriale ed economica per un valore di 120 miliardi di dollari. Inoltre riuscirono a sviluppare un punto d’appoggio al commercio di contrabbando e agli affari loschi, che è andato aumentando di anno in anno, mentre cresceva l’isolamento geopolitico dell’Iran ( secondo un parlamentare, affari che hanno fruttato nel 2007 ben 12 miliardi di dollari).

I bastoni tra le ruote a Rouhani

I tentativi di Rouhani di imprimere un giro di vite alla rete degli affari dell’IRGC, in un primo momento hanno dato i loro frutti. In seguito alla firma dell’accordo sul nucleare riesce a sbloccare settori un tempo chiusi, con la speranza di diminuire il potere delle quote di mercato dei Pasdaran, favorendo il settore privato fino ad allora, in larga parte, paralizzato.

Tuttavia la scelta di Trump di porre le sanzioni “piu’ dure di sempre” e il sucessivo inserimento dell’IRGC nella lista delle organizzazioni terroristiche, ha ridato nuovo vigore alla fazione conservatrice, oltre ad aver accelerato il declino politico del riformista Rouhani.

Gli embarghi e le sanzioni hanno creato un ambiente economico favorevole alla proliferazione del mercato nero; con l’aumento dei prezzi al commercio, i consumatori si sono dovuti rivolgere a questo mercato sommerso.

In questi ultimi anni il Corpo dei Guardiani Rivoluzionari si è evoluto passando da un organismo militare a quello commerciale che, per i dettami della costituzione, non poteva promuovere attività economica.

L’Iran compatto col regime

La politica promossa da Trump, dunque, ha solo consolidato la presa dell’IRGC sull’economia, screditando le forze democratiche, moderate e riformiste e inasprendo contemporaneamente il malessere economico nazionale.

Di fronte alle prese di posizione e alle decisioni dell’amministrazione americana e dopo l’assassinio di Qassem Soleimani, i cittadini comuni si sono stretti intorno alla bandiera ed hanno solidarizzato con delle istituzioni che, fino a qualche giorno fa, molti iraniani consideravano parte di un sistema economico corrotto.

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