La kultura kosta kara

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Cominciare l’anno nuovo scrivendo di Lorenzo Quadri, non è certo tra i buoni propositi del sottoscritto. Ma è cosa doverosa, buona e giusta. Il codino più lagnoso del Ticino che del “gné gné” ha ormai fatto la sua cifra stilistica e politica, inizia l’anno e ci frantuma i cabasisi martellando su uno dei tre-quattro sacri pilastri sui quali la Lega ha costruito la propria fortuna sfascista. La kultura. Certo con la kappa. Perché quando l’ignoranza chiama il Lorenzin da la Lagna risponde manco fosse il cane di Pavlov o la reincarnazione del Nano che almeno non era il clone di nessuno, tanto meno di se stesso.

Se il Nano Bignasca puntava il proprio obice sul museo delle carabattole, il buon Quadri rinverdisce la tradizione e mitraglia su tutto ciò che è cultura. A partire dalla prima azienda del Cantone che, dopo il Cantone stesso, è la RSI. Ma non pago di ciò, pronto a sparacchiare a zero su ogni ombra d’intelletto o erudizione che faccia notizia nella periferia della periferia dell’impero che è – di fatto – il Ticino. Un landa in crisi che, proprio nella cultura, sta cercando la chiave per smarcarsi dal grigiume e dare un senso alla propria identità. Una natura ambigua e in bilico. Da sempre la stessa che anima la Lega. Fatta di poltrone pesanti e isterici moti forcaioli.

Ohibò, la Lega aveva ragione? – si chiede il menestrello di via Monte Boglia – Spesa culturale in Svizzera: Ticino quarto a livello nazionale, dopo Basilea Città, Ginevra e Neuchâtel. Ampiamente sopra la media svizzera e clamorosamente sopra Lucerna, il Cantone del celebrato KKL ‘modello’ del LAC: 395.1 Fr all’anno pro capite di spesa culturale in Ticino contro i 216.5 di Lucerna ed i 314.9 della media nazionale, peraltro dopata dagli spropositati valori di Ginevra e Basilea città.

Non pago, il direttore del Mattino della Domenica, sgancia il merdone manco fosse una Sibilla o peggio Cassandra: “Ohibò: vuoi vedere che – proprio come da tempo vanno dicendo i ‘beceri leghisti’ – in questo Cantone spendiamo troppo per la kultura e troppo poco per la promozione del LAVORO per i ticinesi? Lavoro che è peraltro l’unica emergenza del Ticino, altro che gli isterismi climatici dei ‘gretini’?”. Insomma siamo alle solite. Non capire che il Ticino, dal LAC alla RSI, dalla SUPSI all’USI, ha ormai da anni – se non addirittura da decenni – scelto proprio la strada della cultura per rimanere a galla, significa vivere su Marte.

E, caro Lorenzo, se c’è una cosa che ci sembri – da sempre – è proprio un marziano. Uno incapace di cogliere il dato di realtà. Tipo che Lugano, la città di cui sei municipale, sganciandosi dalle banche ha trovato il suo salvagente proprio nel LAC. E, se non è ancora all’altezza di un KKL, è solo per le scelte cerchibottiste e poco coraggiose di chi sta al comando del transatlantico culturale luganese. A mancare è casomai una visione e la coerenza di chi (proprio come te, Lorenzino) non dovrebbe prendere Penelope a modello. Pronto a disfare di notte ciò che i tuoi sodali hanno tessuto di giorno. Flagellarsi e godere di ciò, sarà questo, anche per il 2020, il tuo unico obiettivo?

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