La piccola grande Elly

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“Tutti pazzi per Elly”. Così titolava qualche giorno fa “Il Foglio”, pensando al botto di preferenze incassato dalla nemmeno trentacinquenne Elly Schlein. Ex parlamentare europea nelle file del PD e passata successivamente a “Possibile”, la formazione politica creata da Giuseppe Civati – anche lui fuoriuscito dal Partito democratico a trazione renziana – un partito che stando alle parole del suo fondatore è destinato ad “avere burocrazia minima, e l’appartenenza sarà leggera, partecipativa, orizzontale”.

Elly, nel trionfo della Sinistra alle elezioni regionali di domenica, presentatasi con la lista civica “Emilia-Romagna coraggiosa” che appoggiava il presidente PD uscente Stefano Bonaccini (peraltro rieletto), tra Bologna, Ferrara e Reggio Emilia, ha ottenuto più di ventiduemila preferenze. Un chiaro segno di stima e del valore della linea fin qui tenuta da una giovane donna con le idee ben in chiaro che, nell’agone politico italiano, ha saputo ritagliarsi un suo spazio, facendo sentire forte e chiara la propria voce.

Sfidando perfino un certo Salvini sul suo stesso campo di battaglia, quei social sui quali il video in cui lei lo incalza sulle responsabilità della Lega riguardo al regolamento di Dublino, è diventato virale. Tutto questo a pochi giorni dalle elezioni regionali che l’hanno consacrata come nuovo astro nascente della Sinistra italiana. Con tutti i pericoli e la responsabilità che questo titolo onorario comporta, pensando soprattutto alle tante divisioni e correnti (non prive di pericolosi spifferi) che contraddistinguono la parte politica a cui appartiene.

“Cercasi disperatamente Schlein”, si può inoltre leggere sul portate online LINKiesta.it che la mette in guardia sui pericoli di chi ne ha già fatto la leader che in molti attendevano: “la nuova icona ha il volto sereno di Elly Schlein, della quale tutto o quasi è stato detto e scritto e che ha un grande avvenire davanti a sé soprattutto se saprà evitare quelle trappole e quegli incantesimi di cui la nostra politica è zeppa”.

Ma non solo in Italia si parla di lei. “Elly Schlein, la nueva estrella de la izquierda italiana” si leggeva ieri a pagina dieci del quotidiano spagnolo El Pais. Da parte sua Elly se ne rimane con i piedi ben piantati per terra e, oggi, dalle colonne de Il Manifesto sottolineava e ribadiva la ricetta che ha portato al successo della lista per la quale era candidata: “siamo l’unica lista di sinistra, femminista ed ecologista che ha sostenuto Bonaccini, ma farei un invito: proviamo a riaggregarci, a ricostruire un’intera area attorno a una visione chiara sui temi su cui ci si mobilita spontaneamente nella società. Le manifestazioni per il clima, quelle di Nonunadimeno e delle realtà femministe, della solidarietà per i migranti. E le sardine.”

Insomma, Elly Schlein, nata e cresciuta in Ticino, a Lugano, con la serietà e l’operosità che hanno finora contraddistinto il suo percorso politico sembra aver trovato, non solo la ricetta per contrastare la bestia di Matteo Salvini, il suo modo di creare consenso dal dissenso e dall’amplificazione dei conflitti sociali a partire dalla finta emergenza dei migranti. Dalla sua sembra avere anche una visione. Di qualcuno che è capace di fotografare la realtà per quella che è. In grado di proporre una vera alternativa politica fatta e plasmata sui bisogni della gente, di una politica al servizio del cittadino, capace di immaginare un futuro che non sia cupo e mortifero come quello che il signor Matteo Selfini e i suoi sodali avevano cercato di spacciarci, quasi che un’alternativa non potesse esistere. C’è e si chiama Elly.

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