L’amore è un click

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L’amore non è statico, si muove, si evolve, si adegua ai tempi. Agli albori, c’erano i rituali di corteggiamento e le lotte fra maschi dei nostri antenati primati, poi ci siamo evoluti, sono arrivate le arti, la poesia, l’amor cortese con i suoi poemi. In tempi più recenti, c’erano le rubriche per cuori solitari sui giornali, poi venne Internet e con esso le chat, prima forma di approccio online fra perfetti sconosciuti, e i siti di incontri e dating, dallo storico Meetic al malandrino Ashley Madison, dedicato alle avventure extraconiugali, fino al famoso, o famigerato, Badoo e altri ancora, compreso il nostrano Swissfriends.

“Apro Tinder..”

Oggi, l’approccio online viaggia sullo smartphone tramite le molte app di dating in circolazione, prima fra tutti Tinder e il suo rivoluzionario, e poi ampiamente imitato, sistema dello “swipe right or left”, ovvero scorri a destra per scartare un profilo o a sinistra per approvarlo, e dei “match”, ovvero la possibilità di entrare in contatto diretto solo se le due persone hanno reciprocamente detto “Mi Piace”.

I motivi per usare un’app di dating sono sostanzialmente due: uno, il principale, è organizzare in modo veloce incontri di sesso senza troppe complicazioni (poi chissà). Ma si ricorre ad esse anche semplicemente per fare nuove conoscenze, magari quando ci si è trasferiti da poco in un’altra città, o per passare una serata in compagnia quando si è in vacanza: “aprire Tinder” (o Grindr, per il mondo LGBT) è ormai una prassi comune che non desta più scandalo.

È indubbio che le app abbiano avuto un impatto forte sui modi e i tempi di relazionarsi, arrivando spesso a sostituire, per molte persone, l’approccio di persona e riducendo sostanzialmente lo spazio del corteggiamento, o quanto meno accentuando la parte verbale, tramite chat, a discapito di tutta la gamma della comunicazione non verbale, dagli sguardi ai gesti che un tempo erano la prima arma di seduzione. E qui si apre, inevitabilmente, il dibattito se l’approccio online abbia rovinato il romanticismo dell’incontro e del corteggiamento in prima persona, o se, invece, sia solo una forma come un’altra di incontro, anzi, per molte persone l’unica possibile.

Una mano per i timidi..ma attenzione!

Chiaramente, per le persone con problemi relazionali, sia pure semplicemente timide, la possibilità di interagire con altre persone prima di tutto in modo virtuale è un notevole passo avanti rispetto ai tempi in cui si restava a “fare tappezzeria” per ore senza il coraggio di avvicinare la persona che ci interessava. Uno schermo in mezzo offre un riparo sufficientemente sicuro per poter tentare, fra una dolce parola e una faccina a cuore, di far breccia nel cuore dell’altra persona e arrivare a un primo appuntamento in una posizione sicuramente diversa, avendo già quanto meno la quasi certezza di un interesse dall’altra parte, ed evitando l’imbarazzo di un rifiuto in faccia. D’altra parte, però, la questione principale è se, agendo dietro uno schermo, a essere in gioco sia la nostra personalità o, piuttosto, l’idea che, consciamente o meno, ne diamo online, un’identità che è di fatto costruita, spesso anche in funzione della persona che abbiamo di fronte. Si dice sempre la verità, in una chat di un’app? O piuttosto, si dice ciò che l’altra persona si aspetta diciamo? Siamo davvero noi stessi, o creiamo un personaggio in Rete? E dall’altra parte, siamo sicuri di parlare con chi davvero dice di essere l’altra persona? Possiamo, e questo è il punto fondamentale, fidarci fino al punto di arrivare ad un incontro?

Perché, diciamocelo chiaro: quando si tratta di incontri con persone conosciute online, le sorprese sono sempre dietro l’angolo, la Rete pullula di racconti più o meno tragicomici in merito. E finchè magari la persona che incontriamo non è la Venere o l’Adone che appariva in foto, oppure che di persona si comporta in modo meno brillante che in chat, magari risultando noiosa, è qualcosa che tutto sommato si può liquidare come un’esperienza da raccontare con un sorriso. Ma può capitare di peggio, se la persona che incontriamo si rivela essere non propriamente con tutte le rotelle a posto, o se, caso peggiore, non si rassegna magari a un rifiuto, scatta la molestia, la violenza. Per ovviare a questo, Tinder, prima fra le app a farlo, sta per introdurre un “pulsante antiviolenza”, ovvero la possibilità, se l’incontro prende una piega pericolosa, di allarmare un familiare o una persona amica segnalando la propria posizione e, nel caso non si rispondesse a un messaggio da essi inviato, far accorrere la polizia sul posto.

Al netto delle ovvie precauzioni quando si incontra una persona che non si conosce, comunque, e al netto di un certo moralismo apocalittico (per dirla con Eco) sul corteggiamento vecchia maniera, usare un’app per conoscere persone, oggi, è una pratica che non desta più scandalo: e spesso, dal cuore per il Like a quello metaforicamente inteso come centro della passione, il passo è breve.

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