L’anno che verrà

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Il countdown, gli spumanti fuori dal fresco, i canapé in tavola e il trenino per danzare al ritmo del samba. Per salutare degnamente l’anno vecchio appena finito e accogliere a braccia aperte quello nuovo appena arrivato. Ma festeggiare cosa? È tempo di bilanci, ognuno piange come può. Perché il buon anno, come ogni anno…

Stesso anno, stesso mare

… non lo è per tutti. C’è chi è triste perché non è riuscito ad avere l’ultima borsa di Stella Mc Cartney e chi invece piange lacrime amare perché non sa come arrivare a fine mese. C’è poi chi si è fatto soffiare da sotto il naso l’ultimo gadget tecnologico e chi invece non trova più se stesso. Ognuno a modo suo, perso in viaggio per chissà dove. Ognuno col proprio dolore. E la sua tristezza. Soli tutti. L’anno appena trascorso è stato un anno di anniversari tondi, cadenzato da tragedie inattese, disastri naturali, trombe d’aria e d’acqua, siccità, inondazioni, temperature impazzite. Insomma tutte prove dell’evidente stravolgimento climatico in atto. Ma noi, imperturbabili, abbiamo mantenuto la calma. Anche troppo. Perciò, per non pensare ai nostri guai, abbiamo deciso di ammazzare il tempo festeggiando. Infatti è stato un anno cadenzato da date importanti, quello che è appena finito. Facciamone giusto una breve carrellata.

Ricordi datati

Quasi undici anni fa, il 20 gennaio 2009, Barack Obama diventava il primo presidente afroamericano della storia, sempre nello stesso anno, moriva a Milano, la poetessa Alda Merini. Vent’anni fa nasceva l’euro, “La vita è bella” riceveva l’Oscar e moriva il poeta cantautore Fabrizio De André. Nel 2019 ricorrevano anche i trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, dalla morte dello scrittore di gialli George Simenon e dal concerto dei Pink Floyd a Venezia. Quarant’anni fa Margaret Thatcher fu la prima donna a essere nominata Primo ministro nel Regno Unito e Nilde Jotti diventava presidente della Camera dei deputati, la prima donna in Italia a ricoprire tale carica.

E ancor di più

Quarant’anni fa appariva anche il primo Walkman, aveva luogo la prima manifestazione per i diritti dei gay a Washington e nelle sale cinematografiche statunitensi arrivava Star Trek. Cinquant’anni fa i Beatles tenevano a Londra il loro ultimo concerto. Sempre quell’anno John Lennon e Yoko Ono, per protestare contro la guerra in Vietnam, inaugurarono il Bed-In e trascorsero la loro luna di miele nella suite presidenziale nell’Amsterdam Suite Hotel. Arrivava a tempo di rock Easy Rider nei cinema americani, si teneva il Festival musicale di Woodstock. Nel 1969 Neil Armstrong fu il primo uomo a toccare il suolo lunare e nello stesso anno moriva Jack Kerouac autore di “On the road”. Ricorrevano anche i sessant’anni anni dall’uscita di “A qualcuno piace caldo” e dalla prima edizione dei Grammy Awards. Nel 1959 ci lasciava Billy Holliday. E così via. Per un anno costellato di eventi.

Il lusso dei ricordi

Ricordi che ci teniamo ben stretti. Nei quali potersi cullare nei momenti di malinconia, lasciandosi avvolgere e aspettando che il nuovo anno ci porti ancora belle emozioni, forza per lottare e coraggio per continuare. Perché noi siamo i nostri ricordi. E chi non ha nulla? Nulla da ricordare, nulla da festeggiare, nessun anniversario della fine di una guerra, nessuna data per la fine di una fuga, dalla carestia, dalla siccità o dalla violenza. Per loro niente. Nessuna ricorrenza da ricordare o una fine da poter celebrare. Per troppa gente, ogni anno trascorre portandosi appresso miseria e sofferenza. Dall’inizio alla fine. Senza tregua, senza intervalli, senza tirare il fiato. Neanche per un attimo. Proseguono il cammino, rotolando nelle proprie disgrazie, come macigni che cadono senza mai raggiungere il fondo valle. Un incubo. Infinito. Perché per loro tutto ciò non ha fine. E continuano a viverlo in silenzio, ogni anno, come hanno sempre fatto. Passivi, sofferenti e senza speranze. Ed è questo l’unico anniversario che possono vantare, da sempre.

M’interrogo sul futuro

Mi chiedo come possa esistere tutto ciò. Perché esista la violenza sulle donne o gli abusi sui bambini, lo sfruttamento dei lavoratori, la ghettizzazione delle minoranze e tutto quello che ci indigna quotidianamente. Ciò che potremmo cambiare e che non facciamo, ma che lasciamo lì, così sospeso a mezz’aria. Tanto qualcosa succederà. Qualcuno ci penserà. All’ingiustizia del “tanto è già successo”, all’immobilità del “tanto non cambia niente”, alla violenza del “tanto siamo abituati a”, alle cose che non vanno perché “tanto è colpa del sistema”. No, e invece no. Vogliamo indignarci anche nell’anno che verrà, reagire e batterci per tutto ciò che è in nostro potere fare, affinchè un nuovo anno sia veramente tale e non la brutta copia di quello precedente. Che la befana arrivi presto e ci porti tanto carbone, che ce lo meritiamo tutto.

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