Niente sesso, siam cinesi

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Dalla Cina ci giungono due belle notizie che gravitano entrambe attorno alla sfera sessuale. Ma raffreddiamo i bollori e plachiamo i bollenti spiriti. Nulla di spinto. Nessuna prudité. Si tratta semplicemente di un piccolo passettino in avanti in una realtà dove spesso sesso e censura vanno a braccetto.

Anno nuovo, censura di sempre

Negli ultimi 10 anni, la Cina, da sempre definita come il Paese della censura, ha stretto ancor di più le maglie. Infatti non si può più accedere a Gmail, usare Google come motore di ricerca e guardare video su YouTube. In un Paese dove tutto è potenzialmente censurabile, ci viene un coccolone a pensare che alcuni giorni fa, è uscito nei cinema l’ultimo capitolo della saga di Star Wars “L’ascesa di Skywalker” con il primo bacio gay. Due donne che si baciano.

Apertura o svista?

Fatto insolito e curioso per una censura solitamente molto attenta, soprattutto in materia di omosessualità. Stesso trattamento non è infatti toccato a “I segreti di Brokeback Mountain” e al film di Luca Guadagnino “Chiamami col tuo nome”. In entrambi i casi la Cina aveva deciso di non distribuire le pellicole perché era troppo gay la trama. Perfino “Bohemian Rhapsody”, la biografia cinematografica dei Queen è stata distribuita in versione ridotta visto che la censura ne ha imposto il taglio di 10 minuti.

Vittoria per la comunità LGBTQ+

Il bacio gay, pur non essendo la chiave della trama del film, rappresenta una vittoria per la comunità LQBTQ+, nonostante i commenti degli utenti dei social non eccellano per vivacità intellettuale e sagacia. “Trovo il bacio gay incomprensibile nel contesto del film, davvero è stato strano. I due personaggi non sono amanti. Né il loro rapporto è più nobile che quello fra due amanti.” Ha commentato un utente su Baidu, il più celebre motore di ricerca cinese. Un altro acora ha tagliato corto con un: “Godetevi tutto tranne quel bacio.”

Un piccolo salto di qualità

Dopo questa notizia, ancora vacillanti, veniamo subito investiti da una seconda. Pochi giorni fa è stata abolita la pena ai lavori forzati per le prostitute cinesi e i loro clienti, costretti a una riabilitazione all’interno di centri di rieducazione durante un periodo che poteva arrivare fino a due anni. Una norma rimasta in vigore fino ad oggi, nonostante già nel 2013 il governo avesse annunciato l’abolizione di questa pena extragiudiziale, basata su una decisione di polizia e non su di una sentenza di un tribunale.

Depenalizziamo, ma non troppo

Comunque sia in Cina la prostituzione continuerà a essere illegale e punita con un massimo di 15 giorni di carcere e 700.- franchi di multa. I media di Stato sostengono che il sistema appena abolito ha aiutato a mantenere per molto tempo “ordine pubblico e un’atmosfera sociale buona”, per cercare di contrastare un’attività che il governo di Pechino considera “un brutto fenomeno sociale”. Uno studio realizzato nel 2013 dall’ong Asia Catalyst ha rivelato come molte prostitute punite con i lavori forzati non abbiano potuto imparare una nuova professione durante la detenzione, anzi venivano malmenate e sfruttate per produrre oggetti a costo zero e una volta libere tornavano al lavoro più vecchio del mondo.

Business del sesso

In Cina, come in tutto il resto del mondo, il mercato del sesso è fiorente e variegato. Negli ultimi trent’anni di forte espansione economica, con l’arrivo nelle città di milioni di uomini in cerca di lavoro e di piacere, è cresciuto esponenzialmente. Tra gli oltre 10 milioni di prostitute, una parte di loro esercita “a bordo strada”, ci sono poi le accompagnatrici di alto livello per manager o ancora le donne impiegate nei karaoke (una sorta di nightclub). Di solito non usano i preservativi, perché vengono considerati un segno della loro colpevolezza e quando vengono arrestate, invece di essere protette dalla polizia, diventano oggetto di sevizie, trattenute illegalmente in carcere e, come detto, inviate ai campi di rieducazione senza essere processate.

Baci nascosti e amore a pagamento

Il bacio gay, e con esso la depenalizzazione dei lavori forzati per le prostitute, sono piccoli spiragli che si aprono nella fitta nebbia della censura cinese. Un segnale di apertura verso abitudini più libere, soprattutto in un Paese chiuso come lo è la Cina, dove le manifestazioni affettive sono soggette a severe restrizioni, figlie di una disciplina sociale molto rigida. Chissà che tutto ciò non sia di buon auspicio per il nuovo anno e che la repressione possa essere sempre meno presente e l’amore sempre più libero. E non solo nel Paese dei mandarini.

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