Omicidio e vendetta in Bielorussia

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19 e 21 anni, il fiore della vita, si dice. Hanno pugnalato e dato fuoco alla propria professoressa. Oggi sono condannati a morte in Bielorussia, unico Stato europeo in cui è ancora in vigore.

Un colpo alla nuca e via. Sono maestri i russi in queste cose e i fratellini bielorussi non da meno. Un colpo di Moisin Nagant alla testa ha eliminato milioni di nemici e oppositori politici, nei decenni della travagliata storia di queste terre.

Stanislaw e Illya Kostsew due fratelli, hanno inferto cento coltellate alla propria ex insegnante per poi darle fuoco. Non conosciamo i dettagli dell’omicidio, ma la psicologia forense ci insegna che un così grande numero di coltellate presume una passionalità dietro al gesto. Odio, paura o chissà che altro. Insomma, non è un omicidio per soldi. Resta il crimine, abbastanza terribile e che ha scosso tutta la Bielorussia.

E qui ci troviamo di fronte a qualcosa che spaventa, almeno le persone civili ed empatiche, le due morti rudi, senza fronzoli, senza remissione, per un’altra morte.Una cosa che ogni persona che ha fatto un minimo percorso interno non riesce a tollerare, perché la truce morte di Stato non rende giustizia alla vittima, ma svilisce e lorda il senso di civiltà che una bella nazione dovrebbe avere.

Sì, bella, perché un bel Paese non vive di vendetta, elabora, ragiona, cerca, con strumenti a sua disposizione, di diminuire il crimine e il danno. Lo scopo dello Stato non deve essere la vendetta, facilmente esigibile dalla folla inferocita per qualsiasi orrendo delitto commesso. Così è stato sempre e così è ancora. Poi però sono arrivati i filosofi, i liberi pensatori, l’Illuminismo, e abbiamo capito che potevamo concepire una vita diversa rispetto alla brutalità immediata. Abbiamo cercato di scavare, di capire, per evitare che certe cose succedano ancora. Uccidere un assassino non serve a niente, cercare di studiarlo e capire perché lo ha fatto sì, per poi creare percorsi che prendano in tempo le deviazioni, o che fungano da antenne per chi crede aiuto.

Come ci insegnano le statistiche, i delitti più efferati (in media) avvengono soprattutto in regioni che non hanno, ad esempio, supporti psichiatrici gratuiti. Spesso così il furore, le patologie o le dipendenze fioriscono, alterando menti e creando situazioni di rischio.

No, fucilare un assassino alla nuca, anche se ci da magari soddisfazione è come dare una pastiglia per il mal di testa ad uno che ha il cranio rotto. Il cranio è la società, che dovrebbe usare l’involucro che contiene il cervello in maniera più logica e serena.

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