Quel che rimane delle feste

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Un mucchio di carta, tanti nastrini e due rami secchi. Ecco quel che resta del Natale. Un cumulo di spazzatura e poco più. Regali inutili per una festa che, in molti, non vediamo l’ora che passi al più presto.

Uno su quattro ce la fa

Secondo un sondaggio di Comparis.ch, uno svizzero su quattro snobba il Natale. Sorprendentemente è però proprio in questo periodo particolarmente euforico dell’anno che, chi ha un reddito basso e persino chi non dà troppa importanza alla festa, si uniforma a chi può nello spendere e spandere. Per una volta tutti uguali, tutti figlio di Maria e del Capitalismo. Tutti spendaccioni nel segno del Natale. Ai debiti ci penseremo poi. E poi arriva, puntuale e inesorabile. Pacchi, nastri, scatole, carta regalo di ogni colore e motivo, qualche sorriso in meno e parecchi chili in più. E dopo aver fantasticato di un mondo magico e ovattato, fatto di propositi inediti e buoni sentimenti, apriamo di botto il paracadute e torniamo con i piedi per terra, dove ci attende la nuda e cruda realtà, quella di sempre, con la quale fare i conti.

I conti che non tornano

Ma i conti non sempre tornano. Però coi saldi alle porte, eccoci di nuovo lì a rincorrere le promozioni anche se abbiamo la dispensa piena. Ad accaparrarci il miglior affare anche se non abbiamo bisogno di nulla. Cercando di colmare i nostri vuoti esistenziali, rincorrendo le nostre insoddisfazioni, o peggio, coccolando la nostra infelicità. Uno splendido esercizio da farsi soprattutto per le festività, dove si spende nonostante i debiti, con la rata del leasing ancora da pagare e malgrado l’affitto arretrato.

Pressione sociale e anticonformismo

C’è indubbiamente una pressione sociale che c’impone d’acquistare regali natalizi a ogni costo. Ecco perché alla fine si faranno doni a persone per cui il Natale non ha nessuna importanza. Imponendo loro di ricambiare la cortesia e innescando un meccanismo impostato sul consumismo e sulle convenzioni. In poche parole, ti regalo qualcosa a caso, forse nemmeno adatto a te, sicuramente non pensato per te, solo per non arrivare impreparato e a mani vuote al giorno fatidico in cui tutti si scambiamo i regali. Facendo così ti obbligo, almeno moralmente, a farne uno pure tu. Poco importa se non ne hai voglia e se sarà un regalo inutile e superfluo. L’importante è che tu lo faccia e possa non sentirti in colpa.

La morsa del dono

Non fare il regalo di Natale sarebbe un atto non conforme alle regole, verrebbe percepito male e mal tollerato. Ma davvero bello sarebbe se si riuscisse a spezzare la catena avendo il coraggio di dire: “Quest’anno il mio regalo per te, sarà quello di non farti un regalo”, liberandoci così da questa morsa e sollevando tutti dall’incombenza della solita trafila. Dalla non scelta di dover fare un acquisto. D’altronde cosa c’è di più bello che passeggiare per le vie di una città piena di vetrine con tanta merce esposta e sapere che non devi acquistare assolutamente nulla. Niente di niente. Ora puoi pensare di pranzare in tutta tranquillità con un’amica che non vedevi da tempo. O anche solo fermarti un attimo e sorridere a chi ti sta vicino. Libero finalmente dai vincoli delle convenzioni – e delle convinzioni – che ti portano a pensare che gli altri si aspettano da te sempre qualcosa di più. Basta sentirsi in obbligo di dover omaggiare il capoufficio, il medico, il postino e così via. Dovremmo forse avere il coraggio di pensare che se l’anno prossimo non faremo più regali, forse riusciremo a toglierci da questa spirale che ci avviluppa, stritolandoci, vivendo meglio anche questa festa.

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