Regeni, 4 anni di mistero

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Il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di Piazza Tahrir al Cairo, il giovane dottorando italiano Giulio Regeni scompariva in quella città dove stava svolgendo una ricerca presso l’Università americana. Il suo corpo, nudo e recante atroci segni di tortura, veniva ritrovato il 3 febbraio in un fosso lungo la strada che collega Il Cairo ad Alessandria. Sono passati quattro anni, ma le circostanze di questa morte atroce non sono mai state chiarite e le autorità egiziane continuano a tacere.

Un’indagine certamente scomoda

Amnesty International ricorda che insieme al giovane friulano che perse la vita a soli 28 anni, sono stati tanti anche gli egiziani vittime in questi ultimi anni di “sparizioni forzate, torture ed omicidi” rimasti impuniti. 

Per quanto riguarda Giulio Regeni, sicuramente reo di svolgere un’indagine – certamente scomoda – sull’operato dei sindacati in Egitto, il governo egiziano si ostina a non rendere noti i nomi di chi ha ordinato, ha eseguito e ha infine coperto e tuttora copre il sequestro, la tortura e infine il brutale omicidio del ricercatore italiano. 

In tutti questi anni, gli interlocutori del Cairo sono stati niente di meno che quattro governi italiani che, denuncia Amnesty International senza mezzi termini, “non hanno voluto o saputo chiedere con la necessaria costanza e fermezza la verità per Giulio.” 

Sabato, una protesta nelle piazze d’Italia

Assieme ad altri enti pubblici ed associazioni, Amnesty International che in questi quattro anni “non si è mai arresa” scenderà domani nelle piazze d’Italia per protestare contro il silenzio delle autorità egiziane e per continuare a chiedere che luce sia fatta e giustizia sia finalmente resa a Regeni. 

Il 15 gennaio scorso il ricercatore italiano avrebbe compito 32 anni e quel giorno lì, ad onor del vero, un annuncio è finalmente giunto dall’Egitto quando il presidente del governo italiano Giuseppe Conte ha incontrato al Cairo il presidente egiziano Al Sisi. In seguito a quella visita la procura generale egiziana ha annunciato l’apertura di nuove indagini sull’omicidio. Il procuratore egiziano incaricato del caso Hamada al Sawi spera così ristabilire i contatti con Roma interrotti un anno fa quando la procura di Roma aveva iscritto nel registro degli indagati cinque agenti della National Security, il servizio segreto egiziano, agenti che avrebbero partecipato al sequestro di Giulio Regeni.

Il dolore atroce di due genitori

Intanto in Italia rimane, in quel silenzio e fitto mistero, il dolore atroce di due genitori che hanno perso in modo così disumano ed ingiusto un figlio che era espatriato per studiare e che quel maledetto 25 gennaio 2016 era uscito da casa per recarsi in Piazza Tahrir a festeggiare il compleanno di un amico. Non vi giunse mai, scomparve alla fermata di una metropolitana. 

Assieme alla loro avvocata Alessandra Ballerini, Claudio e Paola Regeni continuano a portare avanti la loro proprio battaglia legale per arrivare finalmente alla verità e rendere giustizia al figlio ammazzato.

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