Salvini ha passato il segno

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Che Salvini Matteo, ex ministro dell’Interno italiano sia un cialtrone è acclarato. Spesso le sue azioni hanno ricadute nefaste su persone che c’entrano poco o nulla. Non pago della gogna social, ha cominciato a citofonare alle persone, chiedendo lumi su presunti crimini frutto della delazione del primo venuto.

Aizzare il suo popolo contro nemici puntuali tramite i social è ormai una prassi. Lo ha fatto tempo fa con delle ragazze minorenni, che si cono viste seppellire di insulti a sfondo sessuale dalla marmaglia che lo segue, lo ha fatto recentemente con un ragazzo dislessico che aveva parlato dal palco delle Sardine, prendendolo in giro e aprendo la strada ai suoi haters.


Santori, leader delle Sardine lo sostenne “se tocchi uno di noi ci tocchi tutti” esprimendo solidarietà all’amico. Ma questi sono solo alcuni tra i disgraziati (un’altra è l’attivista Jasmine Cristallo) che hanno subito la valanga di letame scatenata dall’ineluttabile mancanza di morale ed etica di capitan Findus. Ieri però Matteo Salvini ha passato il segno, con un’arroganza e una mancanza di senso civico agghiaccianti.


In tour a Bologna per i suoi innumerevoli comizi Salvini si è ritrovato in un quartiere, dove una residente gli ha rivelato che in zona c’erano degli spacciatori tunisini. Ha indicato a Salvini la casa e i nomi di quelli che lei riteneva i colpevoli. Salvini ovviamente, senza alcuna verifica (il tutto filmato naturalmente) ha pensato bene di citofonare in casa cercando gli “spacciatori”:


“Buonasera. Lei è al primo piano? Ci può far entrare cortesemente? Perché ci hanno segnalato una cosa sgradevole e volevano che lei la smentisse, ci hanno detto che da lei parte lo spaccio del quartiere. Giusto o sbagliato?”


Il tutto facendo nel video il nome della persona, a prescindere da tutto, una violazione della privacy e un invito pubblico al linciaggio. La signora che ha fatto la segnalazione insiste. A spacciare sarebbe il figlio, ma anche il padre. Salvini non molla e citofona di nuovo:


“Io volevo entrare da lei. Voglio riabilitare il buon nome della sua famiglia, perché c’è qualcuno che dice che lei e suo figlio spacciate”


Ecco, ora immaginatevi se foste stati voi dall’altra parte del citofono e se Salvini avesse fatto il vostro di nome. Non abbiamo la minima idea di chi fossero quelle persone, ma qui siamo di fronte alla delazione pura, senza prove, senza verifiche, l’equivalente del “quello è un ebreo”, che bastava a farti finire a San Saba o a Buchenwald. Nel frattempo, il diciassettenne accusato (sì,è pure minorenne) ha dichiarato:

 “Ho 17 anni, faccio la vita di qualsiasi altro studente. Ho precedenti, ma sono pulito da un bel po’”

Siamo in una società civile, ci sono giudici e poliziotti, le accuse vanno verificate e le persone, anche i tunisini, hanno diritto a un equo processo, non al pubblico ludibrio da parte di un cialtrone in cerca di voti. Se pensavamo che Salvini fosse arrivato al limite dobbiamo ricrederci, questo siparietto che sembra così innocuo nasconde in sé il germe del processo sommario, del linciaggio pubblico senza prove. Fa tornare indietro le lancette a inizio secolo.

Ancora più stridente risulta per questo la differenza col movimento delle Sardine, che invoca a gran voce e con pacatezza, maggiore etica da parte della politica. Un’etica che in casa di Salvini è completamente morta.

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