Sardine, un movimento di popolo

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Se vogliamo capire il movimento delle Sardine, la recente diatriba sulla piazza di Bibbiano è emblematica e racconta molto di più rispetto a quelli che sono i nudi fatti.

Le Sardine, un paio di settimane fa, chiedono alla questura di poter indire una manifestazione nella piazza di Bibbiano. Tempo dopo, quello stesso spazio viene rivendicato dalla Lega. Bibbiano dovrebbe essere l’ultimo comizio dell’ex ministro Salvini. La Lega non vuole rinunciare e tira in ballo gli avvocati. Per loro Bibbiano, una storia gonfiata su abusi e affidamenti di minori, è cruciale. Le Sardine offrono un compromesso: nessuno dei due userà la piazza di Bibbiano. La Lega rifiuta, forte della legge, che in caso di elezioni, dà ai partiti politici la precedenza in caso di utilizzo degli spazi pubblici e le Sardine non sono un movimento politico. Le Sardine si ritirano ma non si arrendono. Organizzeranno la loro manifestazione in una piazza adiacente “e saremo di più”, dichiara Mattia Sartori, il neoleader dei pesci azzurri.

In questo circo mediatico, ai più sfugge una cosa importantissima: la concomitanza di giorni è difficilmente un caso. In questo modo, le Sardine hanno costretto la Lega a usare la legge per scalzarli e la polemica che ne è sorta ha messo in secondo piano lo storytelling di Bibbiano tanto caro alla Lega e a Salvini. Di più, le Sardine ci saranno comunque e di certo saranno di più, rovinando il comizio a Capitan Fracassa. Un piano agile, a costo zero e che ha messo di nuovo il punto sul modo di fare politica. Da una parte l’arroganza, la politica urlata, il lancio di fango, dall’altra, una forza tranquilla, che sorride ma riesce comunque a segnare colpi uno dietro l’altro. Un vero bastone tra le ruote per la macchina salviniana, che ha praticamente fatto la campagna al posto della sua candidata, l’inesistente Lucia Borgonzoni. Un piano che ha imposto alla Lega i ritmi e i temi cari alle Sardine, mettendo in secondo piano i fatti di Bibbiano.

Chi però pensa alle Sardine come un partito politico fa un errore madornale. Santori e i suoi hanno coperto una nicchia fondamentale in una sinistra laica e sfiduciata, hanno dato loro una fede. Se la Lega ha l’uomo forte Salvini, le Sardine hanno il sorridente e mite Sartori, una persona gentile, calma, che non urla, non sbraita e sorride sempre. Le Sardine sono più simili a una religione che a un partito politico, e si muovono di conseguenza. Hanno dei valori ma non accettano delle etichette. A chi chiede loro un programma, rispondono con dei comandamenti (la mappa dei valori): siamo empatici, la testa viene prima della pancia, no al fascismo, no al razzismo, sì alla politica non urlata, no alle menzogne…

Sartori e i suoi hanno un peso, certo, che non è però quantificabile, perlomeno non ora, in voti. Hanno però dalla loro un semplice e collaudato assunto, la violenza del potere e l’arroganza non la si combatte allo stesso modo. Lo hanno insegnato (con le dovute proporzioni) Gandhi e Martin Luther King. Le Sardine aggirano, occupano, sorridono e cantano. Gandhi con una resistenza nonviolenta mise in ginocchio l’impero britannico, Martin Luther King, ottenne i diritti civili per i neri americani. Lo fecero non con dei partiti, ma con dei movimenti di popolo.

Ecco cosa sono le Sardine, un movimento di popolo senza un leader, ma con un guru, un guru che sorride loro e che gli dice che le cose potranno cambiare solo con la forza della loro fede.

Yin e yang, bianco o nero, bene e male. Il dualismo insegna che per contrapporsi al male ci vuole il bene. Sartori e i suoi è proprio quello che stanno cercando di fare, e sanno benissimo che se si trasformeranno in partito politico rischiano di affossarsi come i grillini. Noi non sappiamo che farà il PD e se vincerà queste elezioni cruciali. Di certo se fossimo in Zingaretti, andremmo da Sartori gentili e compìti, non chiedendo accordi, ma facendo solo una domanda: “cosa vuoi che facciamo?”