Starnone, una storiella di grande potenza

Di

Domenico Starnone in una storiella che sembra banale ma che invece ha una grande potenza. 

Un volume di appena 140 pagine. Composto da tre racconti nemmeno tra di loro omogenei: 105 pagine e 26 paragrafi il primo, 22 e 6 il secondo (con cambio di voce narrante e balzo nel tempo), 12 e 5 l’ultimo. Tre racconti, ma il lettore non se ne accorge subitissimo, legati tra di loro. Il titolo, «Confidenza», dice tanto, fors’anche troppo, magari tutto e dunque niente. Il libro porta però una firma illustre e «certificata», quella di Domenico Starnone, una delle penne più sottili della narrativa italiana. Il premio Strega del 2001 (con «Via gemito»), lo scrittore ipotizzato di essere … Elena Ferrante. Non è lui, ma il fatto di essere sospettato rende l’idea.

Tutti i processi alle intenzioni appena esposti vengono azzerati dalla prima pagina, davvero degna di antologia. In particolare dall’incipit, folgorante e strepitoso:

«L’amore, che dire, se ne parla tanto, ma non credo di aver usato spesso la parola, ho l’impressione, anzi, di non essermene servito mai, anche se ho amato, certo che ho amato, ho amato fino a perdere la testa e i sentimenti. L’amore come l’ho conosciuto io, infatti, è una lava di vita grezza che brucia vita fine, un’eruzione che cancella la comprensione e la pietà, la ragione e le ragioni, la geografia e la storia, la salute e la malattia, la ricchezza e la povertà, l’eccezione e la regola».

Dunque una storia di amore. Di passione e … di vita. Una vicenda che prende il LA da un innamoramento galeotto tra docente e allieva (non si pensi però male, stiamo scrivendo di persone adulte) e che tra alti e bassi, rotture e riavvicinamenti, dura tutta una vita. Perché l’intenso sentimento di affetto viene alimentato e corroborato dalla paura. Infatti lo scambio di una confidenza potente («se mi dici il tuo segreto più nascosto, quello che fai fatica a confessare persino a te stesso, io farò lo stesso») condizionerà l’intera esistenza dei due. Non importa se distanti (lei diventa famosa negli States, lui una «firma» nel dibattito pedagogico italiano), non conta se sanno essere protagonisti di percorsi assai differenti (lei avventuriera nomade e lui regolarmente sposato con figli in Italia). Il Grande Segreto che diventa ricatto autoindotto, la paura che tutto possa essere rivelato da un momento all’altro, la sottile tensione che non può essere svelata: «Confidenza» è una fotografia dell’essere inadeguati oggi. Ed è un bel leggere perché in tanti ci si può riconoscere in queste pieghe che la vita a volte presenta. 

«Non tolleravo niente che mettesse di fronte al fatto di non essere perfetto» 

si lascia sfuggire il professore e questa frase riassume il sentimento di inadeguatezza che permea tutto il romanzo. Perché «la paura è una bugia» (Catozzella) e quando non la si riesce ad annientare allora tutto sembra complicarsi. La vita quotidiana, i rapporti minimi e minimali, l’insostenibile leggerezza dell’essere di underiana memoria. 

Quel che resta è la pienezza di aver letto e conosciuto una storia che intriga e fa riflettere, una storia scritta bene (azzeccati tutti i pochi personaggi, in special modo la non protagonista moglie e la figlia diventata anche lei professoressa) e ambientata meglio. La penna di Starnone non si smentisce mai. 

«Confidenza», 2019, di Domenico Starnone, ed. Einaudi, pag. 140, Euro. 17,50.

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