Uccisa a Friburgo, fu davvero il cane

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La 45enne ritrovata senza vita martedì scorso in un parco di addestramento per cani ad Auboranges nel canton Friburgo è stata davvero uccisa da proprio cane, un pastore belga malinese. Lo ha confermato venerdì, dopo i risultati dell’autopsia della vittima, il procuratore generale aggiunto Raphaël Bourquin che conduce l’indagine. La notizia aveva suscitato scalpore tra gli ambientalisti che si erano scatenati sui social.

La tesi degli animalisti smentita dai fatti

“Mai e poi mai potrò credere che un pastore malinese possa uccidere la propria padrona” scriveva un utente di Facebook, subito dopo l’annuncio del dramma. “Sono uno specialista di quella razza e posso assicurare che quel cane non è per nulla aggressivo, è tutt’al più territoriale se si trova in situazione di difesa”.

Da noi contattato Fabio Marioni, istruttore in riabilitazione cognitiva e comportamentale presso “Il mio cane mi parla” a Barbengo è dello stesso avviso: “Un malinese” ci dice” è effettivamente territoriale e può avere reazioni molto veloci, può diventare aggressivo se deve difendere il suo territorio, ma sono pronto a scommettere che non ha ucciso la sua proprietaria.”

I fatti accertati smentiscono purtroppo le teorie dei due specialisti. In un comunicato diramato venerdì pomeriggio, il Ministero pubblico del cantone Friburgo non lascia spazio a dubbi: “gli esami medici hanno rivelato che il decesso è stato provocato dalle multiple gravi lesioni causate dal cane all’altezza dei membri superiori della vittima e che la morte è sopraggiunta in seguito ad emorragia”.

L’animale è stato abbattuto

Il procuratore Raphaël Bourquin aggiunge che le lesioni sono state chiaramente causate dal cane e che “ulteriori esami medici sono in corso per determinare l’esatta dinamica dei fatti.”

Intanto l’animale che all’avvicinarsi degli agenti di polizia si era scaraventato su una poliziotta ferendola ad un braccio è stato abbattuto da quest’ultima: “Non abbiamo trovato traccia di rabbia nel cane” ci ha detto il Servizio veterinario cantonale friborghese (SAAV) che ha spiegato che sono in corso delle verifiche sulle condizioni di detenzione del pastore malinese.

Contrariamente al canton Ticino dove questa razza di cane figura nella lista delle 30 razze pericolose sottomesse a restrizioni, il pastore belga malinese a Friborgo non risulta essere soggetto né a divieto – come lo sono i pitbull e gli incroci di pitbull in quel cantone – né ad autorizzazione. 

“Pericolosità acuita da un’estrema velocità”

Ne abbiamo anche parlato con Emanuele Besomi, presidente della Società della protezione animali di Bellinzona (SPAB) che gestisce il rifugio di Gnosca: “Non sono stupito”, ci dice, “che l’aggressione avvenuta martedì nel canton Friburgo sia stata causata da un pastore malinese, un tipo di cane che ritengo molto pericoloso e aggressivo, una pericolosità acuita da un’estrema velocità. Poi ovviamente” ammette Besomi, “bisognerà poi vedere in che condizioni era tenuto l’animale, ma nel caso preciso la poliziotta aggredita non aveva altra scelta se non quella di sparare all’animale per difendere la propria vita.” Stando al presidente della SPAB, chi può rispondere all’attacco di un cane del peso di oltre 30 chili, come nel caso di un pastore belga malinese, deve pesare circa 100 chili! 

Il caso di Luca Mongelli

Il triste caso di Auboranges fa tornare in mente quello drammatico avvenuto il 7 febbraio 2002 a Veysonnaz (VS) quando l’allora piccolo Luca Mongelli, un bambino italiano di sette anni, fu ritrovato parzialmente nudo nella neve, ferito gravemente, e in stato comatoso. Insieme a lui il fratellino di tre anni e il cane Rocky, un pastore tedesco di sette mesi. Luca rimase tre mesi in coma e si svegliò cieco e tetraplegico. L’affare scosse non solo il Vallese, ma tutta la Svizzera e l’Italia, patria d’origine della famiglia poiché la giustizia vallesana non tenne mai conto del racconto del superstite né del fratellino che accusarono quattro ragazzini del luogo, ma concluse alla sola responsabilità del cane. Se un cane può provocare certe ferite, come può però riuscire a spogliare un bambino i cui pantaloni furono ritrovati sbottonati ed abbassati, ma non strappati? A questa domanda i giudici di Sion non hanno mai saputo o voluto rispondere e per Luca Mongelli, a nome del quale una fondazione è stata costituita, ormai non vi è più nulla da fare. Infatti la prescrizione è venuta a cadere lo scorso novembre quando il ragazzo ha compiuto 25 anni, età in cui la legge svizzera prevede che alcuni reati commessi contro i fanciulli siano prescritti.

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