Basta una filastrocca per licenziare

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Basta una filastrocca, anche se un po’ caustica per licenziare una persona? Sì, quando si è giornalisti si sa che di parole si può vivere o perire. A volte capita che la frustrazione quelle parole te le fa uscire e questo ti porta, per dignità, a un epilogo vergognoso.

È quello che è successo a Rocco Bianchi, redattore responsabile di Extrasette del Corriere del Ticino, che nella sua filastrocca, imitando le poesiole del Signor Bonaventura, che da inizio ‘900 hanno fatto sorridere adulti e bambini, ha decretato la sua fine.

58 anni, 24 al Corriere, due figli agli studi. Numeri, solo numeri dietro a una situazione triste e angosciosa, che dimostra per l’ennesima volta, se ce ne fosse bisogno, il clima che vige all’interno del Corriere del Ticino.

Riportiamo integralmente il comunicato di Sindycom, che spiega la situazione:

A seguito della pubblicazione di una filastrocca a pagina 2 dell’edizione no. 48 di Extrasette di venerdì 29 novembre 2019, il management del Corriere del Ticino, senza neppure intraprendere un colloquio chiarificatore, ha inviato disdetta al redattore responsabile della rivista. Il licenziamento, nullo poiché dato in tempo inopportuno, è stato seguito da una comunicazione interna, firmata da Alessandro Colombi e Paride Pelli, indirizzata a tutti i collaboratori della redazione nella quale la direzione ha riferito della sua decisione ancor prima di comunicarla al collaboratore. 

Al momento Syndicom è in attesa di ricevere il dossier completo riguardante il collaboratore, sollecitato a più riprese ma non ancora pervenuto. È però già possibile affermare che i motivi addotti dalla direzione sono falsi e infondati. Syndicom ha ricostruito i fatti e cercato insistentemente di trovare una soluzione con il management, accertando però una totale chiusura.   

Mancata responsabilità sociale
Purtroppo il Corriere del Ticino non è nuovo a tale atteggiamento, già dimostrato anche lo scorso maggio licenziando neomamme, padri di famiglia e collaboratori con problemi di salute senza nemmeno aprire un dialogo con il personale e con i sindacati. Questi licenziamenti per di più sono stati preceduti e seguiti dall´assunzione di altre persone. In quest’ultimo caso il licenziamento riguarda un collaboratore di 58 anni con due figli ancora agli studi che da oltre 24 anni lavora per l’azienda. Il collaboratore, delegato sindacale e presidente del settore stampa e media elettronici di Syndicom Ticino, si è sempre impegnato nella difesa dei diritti dei giornalisti, della loro formazione e della qualità delle condizioni di lavoro.

Attacco alla libertà d’opinione e d’informazione
Quanto avvenuto non solo dimostra una totale assenza di responsabilità e di umanità da parte del Corriere del Ticino, ma avvalora anche un problema di libertà d’opinione e d’informazione nonché di libertà sindacale, aspetti che Syndicom ha già rilevato e denunciato più volte. Allorché il management dovesse decidere di non tornare sui suoi passi, Syndicom intraprenderà tutte le azioni necessarie per tutelare il collaboratore

Oltre il linguaggio del comunicato, che giustamente usa termini sindacali, rimane la tristezza di trovarsi, a quasi sessant’anni e dopo avere dato quasi metà della propria vita a un giornale, lasciato a casa come un vecchio ronzino da abbattere. Non si fa così, e soprattutto non si usano le persone come fossero cose. Dopo tanti anni a un collaboratore si deve rispetto e ascolto. La meschinità dell’agire di Colombi e Pelli è davanti a tutti.

Dalla redazione di GAS, tutta la solidarietà possibile al collega e l’augurio di ritrovare la serenità ormai persa

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