Camus e Manzoni, la pandemia è la paura

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Due letture adeguate ai nostri giorni. Per osservare con occhi distaccati, per riflettere, per capire un po’ di più. Due classici, due capolavori. Con un finale unico: la pandemia da combattere è la paura.

Dottor Rieux, Bernard Rieux: fra i dodici lettori di questo appuntamento del sabato vi è forse qualcuno che non conosce questo medico? Allora è il momento giusto per rimediare. Perché questa figura operante ad Orano, in Algeria, nel 194… , è il protagonista di un romanzo più unico che raro, un capolavoro: «La peste», scritto da Albert Camus nel 1947.

Un topo morto trovato sulla soglia di casa, proprio nel momento in cui Rieux sta accompagnando la moglie alla stazione (deve andare a curarsi: e già questo ha il suo significato!), dà il via ad una dinamica che va dritta fino al cuore del … male. Sì, stiamo scrivendo della peste. Dapprima ipotizzata, poi temuta, infine combattuta. Fino allo stremo. Alla fin fine, vinta ? Sì e no, sì perché in conclusione, e inspiegabilmente, l’epidemia scompare, no perché i segni di un suo possibile ritorno permangono. Ma il senso vero del romanzo è nelle paure che il contagio provoca, il suo espandersi fino a toccare tutti, anche i sani. Ci sono in ballo la vita e la morte, i rapporti con il prossimo, la paura crescente che si fa palpabile pagina dopo pagina. Ma poi, e soprattutto, la condivisione, la lotta, la solidarietà: una resistenza autentica (e in effetti il romanzo è un’allegoria, la peste è il nazismo).

Personaggi memorabili, a cominciare dal portinaio Michel che muore presto, a padre Peneloux che si abbandona all’alcool e al cibo per anestetizzarsi, e non vedere. Senza dimenticare Cottard che tenta il suicidio e Grand, il dipendente municipale che sta scrivendo un libro. E Jean Tarrou, ex studente di giurisprudenza che si occupa dello smaltimento dei cadaveri.

Pagine intense come poche. Lo stile di Camus, poi premiato dal Nobel per la letteratura, è semplice. Ogni tanto lascia la parola ai dettagli, ad aspetti apparentemente insignificanti, e invece sono proprio queste minuzie a incidere profondamente.

Proprio un gran bella lettura (o rilettura). Necessaria. Anche se ovviamente la realtà, la malattia, è ben diversa da quella conosciuta da noi in questi giorni. E comunque il monito finale, «bisogna vigilare sempre sul possibile ritorno della peste», è sacrosanto. In special modo se scrostato dalla patina allegorica: le forze del male, oggi fatte di populismo, di alimentazione persistente di paure, di barriere, queste forze vanno sempre combattute.

In commercio si può trovare un’edizione rinnovata nella traduzione, firmata da Yasmina Melaouah. Come dire: una garanzia. Bravi alla Bompiani nell’escogitare questa idea.

Abbiamo citato all’inizio i dodici lettori di manzoniana memoria. E proprio a questo gigante della letteratura, l’autore de «I promessi sposi», potremmo fare riferimento per un altro ottimo testo da rileggere. «La storia della colonna infame», scritta nel 1840, narra di un processo intentato contro due presunti untori nel 1630. La cronaca dell’udienza è di una potenza straordinaria. Infatti nel pieno della peste due presunti untori vengono messi sotto accusa da una denuncia assolutamente infondata. Ma l’occasione per Manzoni è quella del mettere in risalto la violenza del potere, la vergogna delle vittime, la condanna degli innocenti. Una lettura salubre perché fonte di tante e numerose storie analoghe raccontate nei secoli successivi e, soprattutto, di riflessioni oggi valide come non mai.

«La falsa coscienza trova facilmente più pretesti per operare che formule per render conto di quello che ha fatto»

E ancora:

«il sospetto e l’esasperazione, quando non sian frenati dalla ragione e dalla carità, hanno la triste virtù di far prendere per colpevoli degli sventurati, sui più vani indizi e sulle più avventurate affermazioni»

Avventurate affermazioni … chissà quali parole avrebbe usato Manzoni con quello che oggi è un catalogo completo di simili idiozie: i social sul web. Ma lasciamo stare, accontentiamoci di questa prevenzione letteraria: in questi giorni non solo non fa male. Fa bene.

«La peste», 1947, di Albert Camus, ed. Bompiani, 2017, nuova traduzione di Yasmina Melaouah, pag. 336, Euro. 13,00.

«Storia della colonna infame», 1840, di Alessandro Manzoni, ed. Feltrinelli, 2015, pag 121, Euro 8.

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